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sabrinabiancu

Vivi ogni giorno come se fosse l'ultimo, perché uno di questi giorni lo sarà

Mese

agosto 2015

penna blu: un blog davvero valido per gli scrittori

Ho scritto un libro, e ora?
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IL MONDO DELL’ALTROVE prologo e primo racconto: leggi le prime pagine del libro!

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Cinque racconti – in cui fantasia e realtà si mescolano – capaci di trasportare il lettore in un altro mondo, in un luogo magico. Capaci di farlo sognare. Ogni cosa è viva e insegna qualcosa d’importante. E ciascuna storia si trasforma nella tappa di un viaggio in cui si cresce e si matura a fianco di Elia, Rosy, Tea, Pietro, Desideria, André e della stellina Irina.

PROLOGO

In un angolo buio della stanza un bambino, rannicchiato su se stesso, con le ginocchia appoggiate al petto e il viso nascosto dalle braccia, singhiozzava e tremava.
Per molto tempo rimase là, finché una voce calda gli parlò.
“Che cosa c’è?” chiese la voce.
“Ho paura” rispose il bambino con una flebile voce.
“Di cosa?”
“Di crescere.”
“Come mai?”
“I grandi vogliono che dimentichi la fantasia e l’immaginazione. Mi chiedono di essere chi vogliono loro.”
“Sai, puoi non farlo.”
“E come?”
“Tieni sempre accesa la tua mente, non smettere mai di inventare storie e di rifugiarti in esse quando vuoi.”
Il bambino aveva freddo e una coperta arrivò e l’avvolse.
“Chi sei tu?”
“Un amico e sai, io sarò sempre con te per fare in modo che non cresca.”
“Davvero mi aiuterai?”
“Certo, non preoccuparti! Puoi alzarti ora, nessuno ti potrà fare del male.”
La porta si aprì ed entrò una luce avvolgente.
La voce continuò “ora sei così fragile, non credi in te stesso, temi che nessuno ti capisca e che i grandi non ti stiano vicino. Tutto però può essere modificato.”
“È proprio così. Mi sento una nullità perché non ho amici e ciò che desidero è solo essere amato” disse continuando a tremare e singhiozzare “come posso cambiare le cose?”
“Questo buio rappresenta tutte le emozioni negative, la tristezza, le lacrime, la solitudine, la mancanza d’amore. Attraversando questa porta, potrai cambiare la situazione andando incontro al tuo futuro! Ma non devi preoccuparti, sarà un viaggio straordinario.”
Il piccolo si asciugò le lacrime e lentamente si alzò, strinse quella mano che gli veniva offerta e andò incontro al futuro.

IL RISTORANTE DELLA SPERANZA

Mancava poco a Natale, faceva un freddo pungente e la gente stringeva a sé i cappotti e le pellicce per difendersi dal vento. Nonostante il maltempo, le strade pullulavano di gente che si catapultava in massa nei negozi per gli ultimi acquisti da fare ai propri cari per il dono “forzato” di rito. Le strade erano piene di luci, di alberelli e /o altri ornamenti che evocavano la festa, e le vetrine erano addobbate così bene da fungere come un invito per entrare e acquistare. Una volta dentro, il tepore del riscaldamento e la gentilezza delle commesse erano così invitanti che era impossibile uscirne a mani vuote. Quella calma che si respirava dentro i negozi era un paradosso alla frenesia che si riaccendeva una volta fuori, anche se poi le mani erano piene e il portafoglio quasi vuoto.
Nel groviglio di quegli estranei c’era anche Elia che, a differenza degli altri, si trascinava per la città lentamente, senza vederla. Era da un po’ che lui non aveva i pensieri che spingeva gli altri a uscire da casa. Infatti non possedeva nemmeno un pacchetto piccolo, e questo da quando la moglie e i figli lo avevano lasciato solo. Ora viveva con i suoi miseri risparmi arrivati ormai agli sgoccioli, che sarebbero bastati per qualche altro giorno e poi non avrebbe avuto nient’altro per continuare a vivere. Per i debiti accumulati e per riuscire a racimolare un po’ di denaro, aveva venduto la casa, la macchina e quel piccolo appezzamento di terra che era appartenuto a suo padre; aveva smesso di bere e fumare, non aveva più alcun vizio ormai, e ora si ritrovava con una moneta da 2 euro nella tasca destra dei jeans stinti e pochi spiccioli nell’altra.
Erano le 13:00 e tutti s’infilavano nei caldi fast food, nei ristoranti o pizzerie, mentre lui cercava come un ossesso un po’ di cibo a basso costo per nutrirsi, per placare lo stomaco che brontolava come un vecchio orso. Ma, a differenza di chi poteva scegliere di entrare in un posto a caso, doveva fare attenzione ai prezzi; quelle monete al massimo sarebbero potute bastare per una pizza al trancio e un bicchiere d’acqua. Quindi, era su quello che puntava. S’introdusse per una via laterale e vagò per la strada attaccandosi alle vetrine per guardare dentro e degustare con gli occhi il buon cibo che gli faceva venire l’acquolina, poi leggeva i cartelli che indicavano i prezzi e si vergognava di se stesso e della vita che conduceva, quindi abbassava la testa e andava avanti. Era come se i suoi piedi fossero di piombo. Erano diventati talmente pesanti che li trascinava: ormai li considerava un supplemento inutile da portarsi dietro. Mise la mano in tasca e trovò una caramella che si cacciò in bocca, ma certo non lo poteva sfamare. Improvvisamente, come un miraggio apparso in un interminabile deserto, lesse un’insegna: “pizze al taglio un euro e cinquanta, successive aggiunte trenta centesimi”. Era così felice che si mise a ridere, avrebbe ballato per la strada se solo ne avesse avuto il coraggio. Abbassò la maniglia e senza esitare entrò e sentì subito la voce cordiale della signorina “buongiorno.”
Purtroppo l’entusiasmo non durò a lungo perché arrivò un ragazzo che gli disse: “mi spiace, siamo chiusi perché stiamo sistemando gli addobbi. Buona giornata.”
Non ci poteva credere, avrebbe voluto sprofondare o mettersi a piangere dalla disperazione. Chiuso per addobbi? E che voleva dire? Poi perché nessun cartello, niente che avvertisse a non entrare, a star lontano da quella speranza? Ovviamente era inutile pensarci, quindi con calma fece un cenno del capo e uscì senza sbattere la porta. La fame si faceva sempre più sentire e l’uomo non aveva la minima idea di come sfamarsi. Dopo aver frugato dappertutto, trovò una seconda caramella per cercare di tamponare la situazione e continuò a ciondolare per la via fino a che non si sentì sempre più debole, gli si oscurò la vista e svenne.
Tutti i passanti lo accerchiarono, soprattutto un ragazzo si avvicinò e gli sollevò le gambe. Elia aprì gli occhi e la prima cosa che vide fu un viso sereno incorniciato da capelli ricci castani e occhi color nocciola.
“Tutto bene?” chiese aiutandolo ad alzarsi.
“Credo di sì!” Si sorresse allo sconosciuto e si spostarono dalla folla di curiosi.
“Che ti è successo?”
“Deve essere stato un abbassamento di pressione” ma in quell’istante lo stomaco brontolò.
“Ho capito, non c’è bisogno che dici niente. Vieni con me.”
Lo accompagnò in un ristorante e lo fece sedere a un tavolino vicino alla cucina.
“Io non posso stare qua…” abbassò il capo “ho pochi spiccioli e non mi posso permettere un pasto da ristorante. Grazie lo stesso.”
Fece per alzarsi ma il giovane lo fermò “sì, lo so, ho capito la situazione. Non ti preoccupare, il ristorante è mio. Mangia tutto quello che vuoi, è gratis.”
Quando gli presentò un piatto contenente una succulenta bistecca e dell’insalata, gli venne l’appetito.
Il giovane cuoco gli si sedette di fronte con lo stesso cibo “buon appetito” disse.
“Mi sentirò per sempre in debito con te, però accetto il pranzo con piacere. Buon appetito anche a te.”
Elia mangiò con molta calma nonostante la fame. Guardò il suo pasto e benché fosse semplice, uno di quelli che spesso si cucinava, gli sembrò il più buono della sua vita. Il ragazzo aveva portato anche del pane e del vino per aiutarlo a mandar giù la carne e per riscaldarlo un po’ e, come ultima sorpresa, ci fu una fetta di una soffice torta alle mele. Quando entrambi ebbero finito il pranzo, con lo stomaco pieno e un sorriso sulla faccia cominciarono a parlare.
“Come ti senti ora?” chiese il giovane cuoco.
“Bene, molto meglio rispetto a prima. Non so davvero come ringraziarti, ti sarò debitore a vita, non so proprio come avrei fatto senza di te. Come ti chiami?”
“Mi chiamo Nico. Non mi devi ringraziare, è stato un piacere fare qualcosa, rendermi utile.”
Elia guardò Nico e scrutò il suo viso. Doveva avere sui trent’anni e già gestiva un ristorante tutto suo. Aveva qualcosa nel volto, teneva la testa alta e non si sottraeva al suo sguardo, era sicuro di sé e fiero di quel che era, forse avrebbero pure potuto dirgli che il locale chiudeva domani, ma a giudicare dai suoi occhi non gliene sarebbe importato granché. Aveva un segreto: la gioia e la fierezza che irradiava da tutti i pori.
“Ciao Nico, io sono Elia. È un piacere conoscerti.” Tese la mano e il ragazzo la strinse con sicurezza.
“Allora Elia, raccontami un po’ che cosa ti è capitato.”
“Ho avuto molte disavventure purtroppo: mia moglie mi ha lasciato, mi ha cacciato via da casa e da allora le cose sono andate a rotoli. Per sopravvivere ho dovuto comprarmi un appartamento, ma per pagare l’affitto ho venduto la macchina e un terreno lasciatomi in eredità da mio padre, e ora non riesco ad arrivare alla fine del mese perché mi è rimasto solo qualche spicciolo che sto cercando di tenere oculatamente per riuscire a mangiare tutti i giorni.” Abbassò la testa per la prima volta da quando era arrivato, come se improvvisamente si vergognasse delle sue confessioni.
“Mi dispiace Elia, brutta situazione, davvero, ma non devi abbatterti. Cerca di essere ottimista e vedrai che le cose andranno meglio. Devi solo avere fiducia. Puoi farlo?”
Cosa? Fiducia? Con tutta la fiducia possibile come potevano cambiare le cose? La sua unica preoccupazione era mangiare da qui alla fine del mese e la fiducia non era qualcosa che riempiva lo stomaco.
“Io non sono pessimista di natura, ma con tutto il rispetto Nico, credi che l’ottimismo ti dia di che vivere? Non sai quanto ho creduto, ho sperato che le cose un giorno potessero cambiare ma non è servito a niente, anzi, da lì è andata sempre peggio. Quindi ti chiedo come possono andare meglio le cose con la fiducia?”
“Eri veramente convinto che tutto sarebbe andato per il meglio? Hai creduto fino in fondo domani andrà bene, lo so, o ti sei limitato a dire vorrei che le cose cambiassero ma la tua mente era puntata altrove?”
“È difficile credere ciecamente in una cosa quando tutto va al contrario di come vorresti.”
“Però potresti provarci. Pensa che le cose potrebbero migliorare ora che hai trovato me.” Affermò Nico mostrando un sorriso che metteva in mostra una fila di denti perfetti “secondo me qualcosa hai fatto, hai voluto e desiderato incontrarmi. Magari non pensavi proprio a me in particolare, ma a una qualunque persona che ti aiutasse! Però posso dirti che, inconsciamente, mi hai cercato.”
“Funziona così?” chiese Elia perplesso.
“Certo. Attiri a te ciò che ti serve e l’universo ti ascolta, credimi.” Si alzò dal suo posto e andò in cucina, tornò qualche minuto dopo con del caffè fumante. Dopo averlo bevuto Nico riprese “mia zia dice sempre: ogni problema ha una soluzione, solo alla morte non c’è rimedio. Se uno cade deve avere la forza di rialzarsi, se uno sbaglia deve capire i suoi errori e andare avanti con consapevolezza, se è in una brutta situazione deve rimboccarsi le maniche e dare una svolta alla sua vita e se non crede in sé deve cercare quella fiducia che gli permetterà di fare ciò che vuole. Non piangerti addosso, non serve a nulla, sii fiducioso, ottimista, credi in te e nelle tue capacità. Trova quello che più sai fare e metti in pratica la tua arte, prima per te stesso e poi per gli altri. Amati incondizionatamente, con tutto te stesso, con la forza che possiedi, e potrai pensare, provare e agire in tutto ciò che sai di riuscire. Tutto si può, basta volerlo.
Utilizza tutto questo, destati da questo stato d’insicurezza e paura e realizza la vita che vuoi. Credici con tutto te stesso e con orgoglio e tenacia riuscirai a uscire dallo stato di negatività in cui sei entrato. Una cosa ti chiedo: abbi fiducia, o fede, o speranza, chiamala come vuoi ma abbine tanta, questa è la chiave per aspirare a una vita migliore.” Per tutto il discorso il ragazzo guardò Elia dritto negli occhi parlandogli non con rimprovero, ma con una tale serenità che era disarmante.
Il giovane era sicuro di sé ed era riuscito a fare quello che più desiderava ed Elia lo ammirò, avrebbe tanto voluto essere come lui. Era talmente convincente in ciò che diceva!
“Bravo, bel discorso.” Gli disse l’uomo mettendogli una mano sulla spalla “se sei riuscito tu a realizzare quello in cui credi, chi mi dice che io debba fallire? Voglio seguire i tuoi preziosi consigli.”
“Bene Elia, molto bene. Il nostro incontro non è stato casuale, penso che ora tu l’abbia compreso. Ci saranno altri discorsi da parte mia, ti voglio aiutare a ritrovare te stesso, per capire come devi fare per stare in pace con te e con il mondo. D’ora in poi sarai ospite fisso al mio ristorante a pranzo e cena, ed entrambi trarremmo beneficio da quello che abbiamo da offrire.”
“Vuol dire che potrò mangiare gratis quando lo vorrò?” chiese, non sicuro di quanto aveva udito. Si era commosso dal suo discorso, però non avrebbe mai immaginato che il suo grande cuore lo portasse a tanto.
Annuì “Certamente!”
“Ma io… non posso accettare …”
“Non dire assurdità, certo che puoi se lo vuoi. Non temere, non ritenere di non meritarlo, non farti prendere da uno dei tuoi soliti complessi d’inferiorità. Ci tengo a fare qualcosa per te e non credere di non avere nulla in cambio da darmi. Farai molto per me, è per questo che devi accettare. Allora Elia, che dici?”
Sorrise “D’accordo! se ci tieni, lo farò.”
“Bene mio caro amico” Nico si alzò e lo abbracciò, Elia non si aspettava un gesto così affettuoso, tuttavia ricambiò sentendo, per la prima volta nella vita, d’essere accettato.
Questa volta l’amicizia non c’entrava, né il far gruppo, né quei gesti che uno fa per una ricompensa secondaria. Era qualcosa in più, una mano data da una persona che pur essendo molto giovane capiva perfettamente i bisogni degli altri e si prodigava più per loro che per se stesso. Arricchire la sua vita conoscendo persone che poteva aiutare, doveva essere quello il segreto.
“Grazie Nico, di vero cuore.”
“È stato un piacere” gli strinse la mano. Poi Elia si preparò per andare via. Appena varcò la porta, Nico lo seguì con lo sguardo più lontano che poté.
Si erano fatte già le 17.00 ed Elia vagò per le strade addobbate. Aveva in faccia uno sguardo nuovo, un’autentica gioia ora che aveva conosciuto il lato buono degli uomini. Guardò le persone che gli camminavano a fianco con distacco, riuscendo a vederle per la prima volta. Chi era veramente felice e faceva le cose per il piacere di farlo? Quanti dei regali acquistati erano fatti con il cuore e quanti riflettevano ciò che desiderava chi li avrebbe ricevuti? Quante persone conoscevano davvero i destinatari di quei doni? Ecco, quello era il punto! Quanto le persone si conoscevano davvero? Magari si può conoscere qualcuno da tutta una vita, ma quanto si sa veramente di lui? Questo era l’errore che tutti commettevano: credere di sapere ma non capire affatto gli altri. Bisogna saper ascoltare e non solo sentire, impegnarsi a comprendere il cuore, i sentimenti, l’anima. Capire le paure e le debolezze degli altri e far di tutto per proteggerli, solo per il fatto che, avere qualcuno che li aiuti, li fa stare bene. La triste verità invece era che gente così non esisteva quasi più, era diventata merce rara ormai, perché tutti erano troppo occupati al proprio ego per riuscire a comprendere chi aveva bisogno. Quello che però non sapevano è che, osservando chi ti sta intorno, si riesce a capire più se stessi e come si può cambiare.
Se prima Elia era stato triste per ciò che non avrebbe potuto fare godendosi appieno il Natale, ora non lo era più perché aveva capito che non voleva essere come la maggior parte delle persone, che non avevano capito niente sulla vita.
Quella sera tornò a cena da Nico. Il ragazzo lo aspettava fuori dalla porta. Stavolta la tavola era apparecchiata con tante buone pietanze “Sapevo saresti tornato, bene! Vuol dire che hai capito.” Gli aveva detto con un sorriso, e così era cominciata un’altra discussione fino a tarda sera.
I giorni seguenti la scena si ripeté e ogni volta la loro amicizia si rafforzava. Già, perché erano diventati amici dal loro primo incontro. Un giorno, finalmente, a Elia arrivò una proposta di lavoro. Dopo tanti curriculum che aveva spedito e colloqui cui si era dovuto sottoporre, finalmente le sue competenze erano servite a qualcosa, avrebbe potuto pagare gli affitti arretrati e concedersi qualche piccolo sfizio.
Andò da Nico contentissimo e lui gli disse: “Sapevo che ci saresti riuscito! Come vedi l’ottimismo e la fiducia ti portano tutto quello che vuoi e che ti serve, basta crederci!”
“Sì, avevi ragione tu! Lo sapevi fin dall’inizio! Sono riuscito a credere in me, grazie a te.”
Scosse la testa “No, grazie a te stesso. Hai fatto tutto tu, credimi! Sei stato positivo e speranzoso e l’universo ti ha ricambiato. Dobbiamo festeggiare.”
Aprirono lo spumante e brindarono.
“Al tuo lavoro” cominciò Nico
“E anche alla nostra amicizia” continuò Elia “e a un nuovo modo di pensare.”
“Alla fiducia e all’ottimismo, che ci fanno realizzare ogni cosa.”
“E alla bellezza della vita e in tutto ciò in cui crediamo.”
Alzarono i calici e li fecero tintinnare, poi li vuotarono in pochi sorsi.
Elia e Nico si erano lasciati i rispettivi numeri telefonici e delle volte si sentivano per scambiarsi consigli o idee nei momenti in cui non potevano attendere il loro prossimo incontro. A Natale mancavano pochi giorni, ma nel ristorante per i due uomini sembrava che il tempo si fosse fermato. Pareva che fossero al di fuori di ogni festa, di ogni celebrazione, tuttavia non erano meno felici degli altri, anzi! Non si preoccupavano né di regali, né di pranzi o di festeggiamenti. Il tempo scorreva regolarmente come se nulla li toccasse e vivessero in un mondo tutto loro. Solo le conversazioni rimanevano, creando nei loro cuori qualcosa di così forte che superava qualsiasi sentimento che quelle persone là fuori potessero mai provare.
Una mattina, al ristorante, mentre stavano mangiando, Elia gli chiese: “A Natale cosa farai? Lo trascorrerai con la tua famiglia?”
Per la prima volta il ragazzo abbassò la testa e un’ombra di tristezza attraversò i suoi occhi, ma subito gli tornò il sorriso. “No, la mia famiglia non fa più parte della mia vita. Mio padre mi ha cacciato via da casa quando avevo sedici anni.” Era la prima volta che raccontava qualcosa sulla sua vita, era stato sempre sorridente, positivo, fiducioso, ottimista, ed Elia non si sarebbe mai aspettato che, dietro tutto quello, si nascondeva un’esperienza spiacevole.
“Cos’è successo? Me ne vorresti parlare?”
Annuì “Te lo dico però… mi devi promettere che questo non cambierà le cose tra noi. Io sono Nico, un cuoco, e ho un ristorante, basta, e voglio che così continuerai a vedermi.”
“Certamente.”
Così cominciò a raccontare “Provengo da una famiglia benestante grazie a mio nonno che ci lasciò in eredità un’ingente somma di denaro. I miei lavoravano entrambi guadagnando delle cifre che ci permettevano di vivere come molte persone desidererebbero, togliendoci molti sfizi, alcuni dei quali avremmo potuto farne benissimo a meno. Io di certo non sputavo addosso a tutto quel ben di Dio. Quando ero ragazzino non mi faceva per nulla schifo e i miei coetanei m’invidiavano facendo a gara per essere miei amici.
I miei genitori a casa non c’erano mai e si prendeva cura di me la tata che cucinava e veniva a prendermi ogni giorno a scuola. Mi ripeteva sempre che mia madre e mio padre mi amavano tanto, ed io mi chiedevo com’era possibile visto che si comportavano come se non esistessi. Guadagnano dei soldi per darti ciò di cui hai bisogno, ma a me importava di più avere il loro affetto, le loro carezze, la loro presenza. Mi portavano tanti regali, tanti giochi e li ringraziavo per questo, ma dentro il cuore mi chiedevo perché non capissero.
La mia tata invece mi voleva veramente bene e si comportava come una mamma. La domenica, quando non andavo a scuola, m’insegnava a cucinare; mi piaceva tanto, così decisi che di professione avrei fatto il cuoco. Mio padre invece aveva altri progetti per me: aveva già deciso la scuola superiore e l’università che avrei frequentato, per avere la professione adatta a una persona del mio rango. Era convinto che il rispetto degli altri si ottenesse solo diventando un leader, essendo un gradino sopra gli altri, ma io sapevo che non era così. Per un po’ lo accontentai e frequentai il liceo classico, poi però stufo decisi di ribellarmi e gli dissi apertamente ciò che avevo in mente. Lui si contrariò rispondendomi che o cambiavo idea oppure mi sarei scordato l’eredità. Fu a quel punto che gli urlai che non me ne fregava niente dei suoi stupidi soldi. Così mi cacciò dicendo esci da questa casa e non farti vedere fino a quando non avrai cambiato idea. Non accetterò mai un figlio che fa il cuoco! Chiusi la porta di casa e non lo vidi mai più.”
“Neanche tua madre?”
“Per un po’ sì, ci davamo appuntamento di nascosto. Anche lei, però, essendo fatta della sua stessa pasta, cercava in tutti i modi di persuadermi che quella mia idea era sbagliata. Io non potevo accettare che mi parlasse così e troncai i rapporti anche con lei. L’unica persona che mi aveva sempre sostenuto era la mia tata. Lei non faceva che ripetermi che dovevo seguire i miei sogni anche se questi comportavano dei sacrifici, ma se ci credevo davvero avrei dovuto trovare la forza di sopportarli. Anche se fossi andato contro tutto e tutti non dovevo mollare e dovevo crederci fino in fondo.
Ecco cosa diceva, la vita è mia e devo viverla come ritengo opportuno, come voglio che sia. Siamo noi, con le nostre idee e le nostre scelte, a decidere il nostro destino, nessun altro può fare al posto nostro, neanche i nostri genitori. Anche loro sbagliano, credono di fare il meglio per noi e finiscono per influenzarci e stroncarci, per cui dobbiamo prendere dai loro insegnamenti ciò che ci serve, mentre l’altro lo possiamo pure dimenticare.”
“La tua tata la vedi ancora?”
“No, purtroppo è morta. Mi manca tanto, ma spero che ovunque sia possa essere felice e sia fiera di me.”
“Ne sono convinto Nico. E con tuo padre sei arrabbiato?”
“All’inizio lo ero e tanto! Ora non lo sono più. Ho capito che lui ha le sue credenze, il suo modo di intendere la vita, ed io sono convinto che questo modo di pensare gli sia stato inculcato a sua volta. Non lo biasimo, anzi! Ora, quando lo penso, non posso che provare un moto di tenerezza. Lui non era felice e non lo sarà mai perché, comportandosi da duro, da capo, sottomette gli altri che sono solo suoi colleghi, non amici. Mio padre non saprà mai cosa si prova ad avere amici che ti amano per quello che sei, non per chi sei o chi sei diventato.”
“Come hai fatto a cavartela quando eri poco più di un bambino, sulla strada, in una grande città?” domandò ancora Elia.
“È merito della tata, quella santa donna. Mi ha ospitato nella sua umile dimora, le dispiaceva per quello che era successo e siccome mi amava come un figlio non mi avrebbe mai lasciato solo, se mi fosse accaduto qualcosa non se lo sarebbe perdonata. Ho vissuto in gran segreto a casa sua, nessuno lo sapeva, e mi ha iscritto a una scuola alberghiera. Io mi sono trovato un lavoro, anche se lei era contraria! Ma non potevo gravare completamente sulle sue spalle! Così il giorno studiavo e la sera fino a tarda notte lavoravo. La mattina però ero fresco e pronto per le lezioni.”
L’uomo era commosso, era un gran bravo ragazzo che sapeva cosa fossero il sacrificio e il lavoro. “Hai fatto più di quello che qualsiasi altro tuo coetaneo avrebbe mai fatto.”
“Ho rinunciato a tante cose per realizzare il mio sogno, è vero, e non nascondo che ho sofferto. Talvolta era dura e avevo voglia di mollare ma poi, con tenacia, orgoglio e i buoni consigli della mia tata ci sono riuscito. È una soddisfazione svegliarmi al mattino, guardarmi allo specchio ed essere fiero di ciò che sono e faccio, perché non ho rubato niente a nessuno, mi sono solo impegnato. Quando apro il ristorante e ripeto che tutto questo è mio a volte non ci credo ancora, ma poi mi do un pizzicotto e mi convinco che tutto questo è vero.”
“Sono sicuro che un giorno diventerai importante, un grande chef.”
Aveva gli occhi lucidi, un po’ per il racconto e un po’ perché quei complimenti gli facevano tanto piacere “Grazie… lo spero… me lo auguro di cuore.”
“Perché mai allora sprechi il tempo a dare da mangiare a uno come me?”
“No Elia, questo non è uno spreco. La tua idea è che tutto gira intorno al denaro, uno offre un servizio e l’altro è costretto a pagare, ma i soldi non sono tutto nella vita. Sì sono utili, ma non la cosa primaria. Non fare l’errore di basare la tua vita sul denaro perché non è una cosa sana. Che cosa credi, che io non mi stia arricchendo a passare del tempo con te? Non materialmente, è chiaro, ma una ricchezza molto più grande: il mio cuore e la mia anima ne giovano e così i tuoi. Come ho detto il primo giorno, io do a te e tu dai a me, uno scambio d’esperienze, situazioni e sentimenti, che andando avanti per questo cammino ci aiutano a capire chi siamo e come vogliamo essere.”
“Grazie Nico per la tua bontà. Ma dimmi un po’, perché hai pensato che tutto tra noi potesse cambiare?”
“Non lo penso affatto di te, sia chiaro, ma ci sono persone che basano la loro vita sul materialismo e per questo farebbero qualsiasi cosa. Molta gente in passato non si è curata dei miei sentimenti, pensando solo a un loro tornaconto personale quando hanno cercato di dissuadermi a tornare da mio padre e questo mi ha fatto molto male, costringendomi a spezzare ogni tipo di rapporto con loro. Se uno mi chiede un favore okay, lo aiuto volentieri, ma cercare delle ricompense solo per il fatto di essere mio amico no, così non va. Devono volermi bene solo per come sono fatto come persona, non per la famiglia che ho alle spalle.”
Annuì “Giusto, su questo hai perfettamente ragione. Chi non ti accetta così come sei non è degno di definirsi amico e perderlo può farti solo bene. Amico, le cose non cambieranno mai tra noi, sei una persona straordinaria e sono fiero di averti conosciuto.”
“Grazie di cuore” concluse con uno dei suoi luminosi sorrisi.
Finalmente arrivò il giorno di Natale. Elia decise che quel giorno non sarebbe andato al ristorante da Nico, non ne avevano parlato ma era sicuro che lui lo avrebbe voluto trascorrere con i suoi amici. Erano le tredici passate e in quel momento l’uomo stava decidendo cosa cucinare per pranzo, quando squillò il telefono.
“Pronto?”
“Elia dove sei? Oggi sei un po’ in ritardo. Su, muoviti ad arrivare che io ho fame e qui le cose si freddano.”
“Nico? Credevo che oggi volessi rimanere per conto tuo, con i tuoi amici.”
“Cosa? No, è da un’ora che ti aspetto! Dai sbrigati, non vorrai stare solo a Natale!”
“No, certo che no” disse in un tono tra l’ovvio e l’imbarazzato.
“Allora ti aspetto, fai presto.”
Elia guardò ancora l’apparecchio che ormai suonava muto e non riusciva a credere che anche in un giorno così importante Nico volesse la sua compagnia!
Si diede una mossa, si cambiò d’abito cercando il più buono che aveva, ma poi si ricordò che non aveva neanche un dono da dargli e pensò a un regalo degno di lui. Soldi non ne aveva molti poi era tardi per gli acquisti e in casa non aveva nulla che potesse essere decente. Poi si ricordò di una cosa che possedeva e magari gli sarebbe piaciuta; così la mise in una scatolina che infilò in tasca e si precipitò fuori di casa. Affrettò il passo e per far presto prese l’autobus, cosa che non faceva quasi mai, e qualche minuto più tardi era davanti al ristorante. Entrò e notò le decorazioni natalizie che il ragazzo aveva sistemato per fargli sentire l’aria di festa.
Appena Nico lo vide gli corse incontro “Buon Natale Elia” disse abbracciandolo.
“Buon Natale! Hai sistemato un po’ di cose, vedo.”
“Qualche addobbo, giusto per dare un po’ di vita al locale. Vieni, sediamoci.” Gli indicò il solito posto.
La tavola era imbandita con tanto ben di Dio: tutti piatti gustosi adatti a una festa. Improvvisamente Elia si ricordò del suo regalo e lo tirò fuori dalla tasca “Ah già, quasi dimenticavo. Questo è per te.” Disse porgendoglielo.
“Elia non dovevi, davvero.”
“È una cosa che… non è proprio… insomma, io…” farfugliò impacciato.
Nico lo aprì e si trovò davanti una pietra color avorio, con delle sfumature nere e rosa. Elia non osava guardarlo in faccia per vedere la sua reazione, ma quando si decise ne fu sollevato, il ragazzo era contento “Grazie, è bellissima. Ho letto un libro mesi fa, un libro stupendo, parla di tanti argomenti interessanti e tra le altre cose descrive anche della grande forza della gratitudine. C’è un uomo che racconta di aver trovato un sasso e di esserselo messo in tasca e ogni volta che lo toccava ringraziava l’universo di qualcosa; racconta anche che un bambino migliorò notevolmente da una grave malattia nel giro di qualche mese perché suo padre, avendo ricevuto uno dei sassi della gratitudine, faceva la stessa cosa: anche lui era solito ringraziare. Sai, nel mondo molti lo fanno perché ciò ha un forte potere. Dovresti leggere quel libro.”
“Affascinante, lo farò di certo.”
“Questo resterà nella mia tasca, il mio sasso della gratitudine. Ma ora mangiamo, muoio di fame.”
Mangiarono pressoché in silenzio, assaporando i piatti squisiti del giorno, e poi perché, a differenza delle altre volte, avevano la testa altrove, immersa nei loro pensieri.
Quando si furono saziati Nico annunciò: “Ho anch’io un regalo per te. Poiché spesso ti sei lamentato perché vieni a mangiare da me e non ti faccio pagare, quando vuoi, quando hai tempo, ti piacerebbe lavorare per me? Posso insegnarti tutto quello che ho imparato, così potrai vantarti di saper fare un’altra professione.”
“Veramente faresti questo per me? Sarei proprio onorato, è un regalo bellissimo.” L’altro lavoro era part-time e avrebbe avuto il tempo di fare entrambe le cose. “Quindi riapri il ristorante?” Per tutto dicembre era sempre rimasto chiuso per ferie, ma da gennaio avrebbe ripreso appieno la sua attività.
“Sì, il mese prossimo si ricomincia. Dovrò fare delle assunzioni, mi servono due nuovi camerieri perché gli altri non erano in grado di servire ai tavoli, maleducati qual erano, e poi un aiuto in cucina mi farebbe proprio comodo.”
“Accetto con gioia, grazie.” Affermò stringendogli la mano “ma sai che sono disponibile solo la sera.”
“Sì, lo so. È proprio quello il momento critico dove mi serve più aiuto.”
Nico prese lo spumante e brindarono al nuovo sodalizio.
I mesi passavano e i giorni in cui Elia aveva pianto miseria sembravano ormai solo un ricordo. Grazie alle due buste paga, comprò una macchina a rate e cambiò casa, affittò un modesto appartamento non tanto piccolo ma economico. Sentiva che tutto ora andava bene, molto bene, e in cuor suo era convinto che la vita non avrebbe fatto altro che migliorare. Il suo modo di vedere le cose stava notevolmente cambiando grazie alle dritte di Nico, alle sue conversazioni che gli avevano aperto un mondo nuovo.
Un giorno Nico si comportò in modo strano “Prenditi un po’ di ferie” propose “fatti un viaggio e prova nuove cose.” Non gli disse però per quanto tempo sarebbe dovuto durare quel permesso.
“Come mai mi mandi in ferie? Non sto facendo un buon lavoro? Sono qui solo da qualche mese e mi sembra presto per assentarmi” contestò Elia.
“Il tuo lavoro è ottimo, irreprensibile, ma prenditi il tempo per provare esperienze nuove.”
L’uomo si preoccupò, come mai quella proposta? Sentiva il ragazzo più freddo e distaccato e non capiva. Nico intanto continuò “Spero che con me abbia appreso ciò che ti serve, abbia imparato come andare avanti, e non parlo solo del lavoro. Noi due siamo stati fianco a fianco e ti ho iniziato a un’altra vita, un modo nuovo di vedere le cose ma ora puoi camminare anche da solo, adesso tu sai. Non dimenticare come devi procedere, ricordati sempre di guardare avanti, con ottimismo e positività. Non scordarti di me, Elia. Qualunque cosa accada, qualsiasi cosa succeda non avercela con me.”
“Nico, mi spaventi” replicò turbato “certo che non ti dimenticherò mai, mi hai aiutato a risollevarmi da una brutta situazione e sei stato più di un amico, un caro fratello.”
“No, non preoccuparti!” continuò, abbozzando un sorriso. Però nei suoi occhi c’era un alone di tristezza “Voglio dirti grazie di tutto, caro amico mio” e a queste parole i suoi occhi si velarono leggermente di lacrime.
“Grazie a te, Nico” lo abbracciò forte e si sentì molto triste perché il cuore gli stava giocando brutti scherzi. Idee che gli parevano bizzarre gli attraversarono la mente e si sentì impaurito.
Elia si assentò per due settimane. All’inizio i due amici si sentivano spesso, ma negli ultimi tre giorni più niente; l’uomo aveva uno strano presentimento e volle capire che accadeva. Perché questo silenzio? Dov’era finito? Si precipitò di corsa al locale e, quando fu lì davanti, rimase di pietra: al posto del ristorante c’era una cartoleria. Come, lo aveva chiuso senza dirgli niente? Non era da lui. Entrò quindi nel negozio a chiedere spiegazioni.
“Mi scusi, cerco il vecchio proprietario di questo posto. Sa dirmi dove posso trovarlo?”
La donna lo guardò “Mi spiace, temo sia impossibile parlare con lui, è morto da cinque anni ormai.”
“Sta scherzando, vero? Fino a pochi giorni fa c’era un piccolo ristorante gestito da un giovane ragazzo di nome Nico.”
Sempre più perplessa la commessa continuò: “Non mento, è la verità! Siamo subentrati a un uomo che aveva aperto questo posto nel 1950 e da allora l’abbiamo avuto in gestione. Forse ha confuso la via.”
“Può darsi, provo a controllare.” Ma sapeva di non aver sbagliato, era certo del tragitto che percorreva tutti i giorni tanto che avrebbe potuto farlo a occhi chiusi! Comunque, fece il percorso a ritroso e stavolta ne fu veramente sicuro: quella era la strada giusta! Sentiva che le lacrime gli salivano agli occhi e un terrore lo assalì: ma che diavolo stava succedendo? Rimase immobile a fissare il nome della via e provò a tornare dove si trovava il ristorante, poi andò avanti fino alla fine della strada e si ritrovò in un vicolo cieco. Zero! Del locale non c’era nessuna traccia, si era dissolto nel nulla!
Provò a cercare Nico al cellulare ma gli si gelò il sangue quando la solita voce registrata annunciò che il numero non esisteva.
“Ora comincio a spaventarmi” e riflettendo tra sé s’immerse nella via principale, sconsolato. Le spiegazioni logiche le aveva terminate, ora rimanevano quelle che non avevano senso. “Possibile che mi sia sognato tutto? Nico, il ristorante, i piatti che cucinava, il lavoro che mi ha offerto e tutto il resto? No, non ha senso! Ho mangiato tutti i giorni altrimenti ora non sarei qui, e sono pure sicuro che mi abbia parlato, ho tutte le sue parole registrate nella testa. La casa e la macchina che ho sono i segni del mio guadagno, quello è innegabile. No, non mi sono inventato tutto.” All’improvviso gli venne in mente la loro ultima conversazione “Non scordarti di me Elia, qualunque cosa accada. Qualsiasi cosa succeda non avercela con me.” Gli montò la collera e le parole riecheggiarono pesanti come piombo. Dunque lui sapeva, era al corrente di quello che sarebbe accaduto, ecco perché lo aveva mandato in ferie. Tutto era scomparso, rimanevano solo i ricordi.
Non avrebbe mai capito cosa era successo, tutto sarebbe rimasto avvolto in un’ombra di mistero, ma forse era meglio così. All’improvviso alzò la testa e lo vide, era proprio lui. “Ehi, ciao Nico! Finalmente ti ho trovato.” Disse con un sorriso.
“Chi è lei? Ci conosciamo?” chiese l’altro aggrottando le sopracciglia.
“Non mi riconosci? Sono io, il tuo amico.”
“Ha sbagliato persona.” finì l’altro liquidandolo.
Elia andò dritto per la sua strada a passo lento. Era tutto finito, nessuna speranza di rimettere le cose a posto.
Il ragazzo ci ripensò, lo raggiunse e lo fissò negli occhi, poi gli regalò un luminoso sorriso, uno di quelli che Elia aveva imparato a conoscere perché aveva visto tante volte. “Scusi, non volevo risponderle in modo brusco.”
“Non ti preoccupare, forse prima avrei dovuto accertarmi della tua identità.” Che strano sentirsi dare del lei.
“Chi cercava?”
“Cercavo un mio amico, ma dall’abbigliamento non puoi essere tu. Che lavoro fai?”
“Mi sto specializzando per essere avvocato.”
Scosse la testa “Lui invece è un cuoco.”
Lo guardò “Quando ero un ragazzino avrei voluto farlo, ma poi ho accantonato il sogno dando retta a mio padre.”
Rimase a bocca aperta “come mai?”
“Mi ha fatto capire che non si possono seguire i sogni impossibili ma bisogna guardare in faccia la realtà.”
Elia lo scrutò un po’ in viso. Possibile che era lui? Poteva essere Nico? Ma cosa era successo? Poteva essere che qualcuno, lassù, gli avesse offerto la possibilità di vedere come sarebbe stato vivendo in due diversi modi? Doveva continuare a parlargli, aveva bisogno di capire. “La strada che hai scelto ti rende felice?”
“Avrò una posizione invidiabile e aprirò uno studio. Mio padre ha promesso che mi aiuterà.”
“Sì, va bene, però rispondi alla domanda. Sei sereno e in pace con te stesso per la tua scelta?”
Ci fu una lunga pausa prima di rispondere “Mi sarebbe piaciuto essere un cuoco e magari un giorno poter aiutare le persone in difficoltà con il poco che riuscivo. Purtroppo però i rischi comportano sempre delle conseguenze. È meglio così!”
Era ghiacciato dall’affermazione “Sei un ragazzo che gli somiglia molto, ma non puoi essere il mio amico, lui non avrebbe mai risposto in questo modo. E se ti dicessi che avresti successo come cuoco, cosa risponderesti?”
“Come posso buttare all’aria tanti anni di studio per seguire e realizzare un desiderio che avevo da bambino? Mio padre non ne sarebbe contento.”
“Lascia stare tuo padre per un istante! Ti ha talmente imbottito di sensi di colpa e convinto delle sue credenze che non riesci a vedere a un palmo dal tuo naso.”
Si rabbuiò “Ma come si permette? Non tollero che lo offenda in questo modo.” Si difese alzando la voce, anche se in cuor suo sapeva che quell’uomo aveva ragione.
“Scusa, non volevo ti arrabbiassi, intendevo solo dire che se vuoi puoi ancora studiare all’alberghiero.”
I suoi occhi sorrisero all’idea “Perché mi dà questi consigli?”
“Supponi solo per un attimo che io sia un veggente, può essere che io sappia come sarebbe stata la tua vita se tu avessi preso un’altra via, quella del cuore. Ti rifaccio la stessa domanda di prima: se io ti dicessi che tu non solo saresti un ottimo cuoco ma potresti persino aprire un ristorante, lasceresti la tua carriera d’avvocato per tutto questo?”
Ci rifletté un istante “Se tutto questo fosse possibile, anche ora!”
Gli mise una mano sulla spalla e il ragazzo sussultò ‘questa sensazione l’ho già provata’ pensò ma non disse nulla.
Elia riprese “So che ti sembrerà assurdo, detto da una persona che conosci da cinque minuti, però fidati di me. Se tu cambierai adesso la tua strada realizzerai quel sogno.”
“Non ci credo tanto” ribatté Nico “queste cose succedono nei libri o nei film.”
“La persona che sto cercando mi diceva sempre che bisogna essere fiduciosi, ottimisti e positivi per riuscire nella vita, per tutto quello che desideriamo dall’esistenza.”
“Il suo amico doveva essere una bella persona .”
“Oh sì, lo era. Eccome se lo era!” rispose malinconico.
“Ci penserò, intendo per la scuola alberghiera. Mi iscriverò e parteciperò a qualche lezione giusto per farmi un’idea.”
“Bene, molto bene ragazzo.”
“Grazie del consiglio …” il giovane gli strinse la mano e nuovamente quella strana sensazione “… Elia. Scusi, come abbia fatto a venirmi in mente questo nome non lo so.”
Stavolta ne fu certo, eccolo Nico davanti ai suoi occhi. Aveva avuto un grande privilegio, vedere come sarebbe stato per qualcuno prendere un’altra direzione nella vita di quella che gli era stata destinata, e ora poteva lui aiutarlo come nell’altro caso era avvenuto il contrario. Tutto ora aveva un senso, aveva finalmente capito! Ecco la risposta alle sue domande: Elia da quando aveva conosciuto Nico aveva creduto che tutto era successo perché il ragazzo avrebbe dovuto aiutarlo a rimettere in piedi la sua vita, invece non era così. Ogni cosa era accaduta, non perché Nico aiutasse lui, ma perché avvenisse l’esatto opposto, era Elia che doveva fare qualcosa per l’amico. Finalmente aveva trovato il suo scopo, quello che aveva cercato per tutta una vita.
Sembrava una cosa assurda, cioè era come se fosse entrato in un’altra dimensione ed era stato l’unico ad avere l’onore di vedere come il ragazzo si sarebbe comportato prendendo sia una strada sia l’altra, e si era sentito in obbligo di fargli capire come sarebbe stato diverso scegliendo sempre e comunque la via del cuore! Si viveva più felici e più liberi, senza sensi di colpa né doveri di sorta.
“Hai indovinato, il mio nome è proprio Elia.” D’ora in avanti non sarebbe mai più stato sorpreso per nessuna ragione “di niente Nico.”
“Come fa a sapere il mio nome?” disse sorpreso “me lo chiedevo anche prima ma credevo fosse un fatto di omonimia, invece mi sa che ci conosciamo sul serio …”
“Può darsi, per ora l’ho solo letto là sopra.” Disse indicando il grosso fascicolo che aveva sottobraccio.
“Ah, certo.” Finì quasi deluso. Prima di andarsene gli regalò un altro sorriso “non perda la speranza, sono sicuro che troverà il suo amico.”
Annuì “Oh sì, ne sono sicuro.”
Mentre il giovane se ne andava dritto per la sua strada girandogli le spalle, Elia avrebbe giurato che nella tasca posteriore dei pantaloni c’era qualcosa che sembrava una pietra.

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Il mondo dell’ altrove, il mio libro di racconti!

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Cinque racconti – in cui fantasia e realtà si mescolano – capaci di trasportare il lettore in un altro mondo, in un luogo magico. Capaci di farlo sognare. Ogni cosa è viva e insegna qualcosa d’importante. E ciascuna storia si trasforma nella tappa di un viaggio in cui si cresce e si matura a fianco di Elia, Rosy, Tea, Pietro, Desideria, André e della stellina Irina.

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Le librerie possono ordinare i volumi rivolgendosi direttamente alla casa editrice (ordini@delbucchia.it).
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La forza miracolosa della preghiera

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Quante volte ci sentiamo persi e soli a questo mondo? Sono sicura tante!
Siamo talmente bombardati da falsi miti che non sappiamo più a cosa credere.
Ma non desideriamo e non smettiamo di credere, perché la fede è la migliore forma di speranza esistente, e la preghiera la migliore medicina, quella semplice, fatta con il cuore.
Io ne ho un’esperienza diretta.
Nel 2004/2005 non sapevo più a cosa credere, poi mi è tornata la fede perché Gli ho chiesto di aiutarmi.
Mi è capitato con due persone a cui tenevo molto che mi sono affidata a Lui, un ragazzo non sapeva se avrebbe ripreso a camminare e una signora in coma con il rischio che non si sarebbe risvegliata. Ho pregato e e meditato tanto, volevo con tutto il cuore che si riprendessero e alla fine con mia grande gioia ce l’hanno fatta.
Dio è sempre con te, ricordalo, anche se a volte ti senti abbandonato non è così. Se preghi con parole semplici, se apri il tuo cuore e chiedi quello che ti serve farà di tutto per esaudirti. Non smettere mai di sperare e vedrai che i miracoli accedono sempre!
Io sono tanto fortunata, Dio ha salvato la mia vita e la mia vista e ha aiutato delle persone che amo. E se a volte le cose non vanno come vorrei Lui sta trovando il modo di aggiustare tutto.
Affidati a Dio e non rimarrai mai deluso!

Datti un obiettivo ogni giorno!

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Ogni giorno svegliati e datti un obiettivo, se hai un grande sogno da raggiungere suddividilo in piccole tappe, così non sembrerà troppo difficile arrivare alla metà.
Funziona su tutto, se vuoi fare qualsiasi cosa, al risveglio annuncia: oggi mi occuperò di questo, farò in modo di fare tal cosa entrò la fine della giornata. Se te lo impone dall’inizio sarà più facile mantenere i propositi. Non c’è sogno piccolo o grande che non può essere raggiunto, pensa ai grandi come Einstein, Martin Luther Ming, Winston Churchill, Alfred Nobel, Gandhi e tanti altri, sono partiti dal nulla eppure hanno fatto la storia! Queste grandi persone non sapevano come ce l’avrebbero fatta ma avevano un sogno, e non si scoraggiarono di fronte a chi li riteneva pazzi o nemmeno davanti alla prigione.
Se loro ce l’hanno fatta perché tu dovresti fallire?
Vuoi essere scrittore? Comincia a trovare un titolo al tuo libro! Pittore? Compra i pennelli! E così via per qualsiasi cosa tu voglia fare.
Non restare con le mani in mano, dai una svolta alla tua vita è inizia a realizzare il tuo sogno oggi!
Chi ben comincia è già a metà dell’opera!

Parola d’ordine: POSITIVITÀ!

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Ci sono molte persone che si alzano la mattina e non sono soddisfatte di sé. Si chiedono: come posso cambiare la mia vita?
Una cosa molto importante, fondamentale, che porterà benefici immediati è ESSERE POSITIVI!
Già, sembra facile dirlo ma più difficile è farlo!
Ma cos’è la positività? È uno stato della mente in cui si vive in maniera ottimistica, rifiutando la negatività. Si crea acquistando una fiducia, che io chiamo fiducia incrollabile, per cui nonostante i problemi della vita abbiamo la convinzione che tutto andrà bene, che la vita cambierà in meglio, se solo lo vogliamo!
Ora vi dico come ci sono arrivata io. Naturalmente non è una cosa che si acquisisce da un giorno all’altro, io ho visto dei film è ho letto dei libri, fino a carpirne il segreto.
La prima cosa è essere grati per tutto quello che abbiamo avuto dalla vita, e non credete di non avere niente di buono perché solo il fatto di svegliarsi tutti i giorni, di avere del cibo e un tetto sulla testa e già una grande cosa! Quindi pensate ai vestiti che tutti i giorni indossate, ai vostri genitori, ai vostri amici, tutte queste sono cose di cui essere grati.
Seconda cosa ricordate di sorridere, appena rientrate in una spirale di tristezza ricordate che potete sorridere dentro di voi per un minuto, le nuvole si diraderanno e tornerà il sereno.
Una cosa fondamentale che ho imparato con THE SECRET (http://www.thesecretitalia.it) è che il potere di visualizzare la nostra vita con il pensiero la rende vera! Quando mi sento stanca e stressata medito, mi sdraio e cerco di riposare la mente distogliendo il pensiero da ogni cosa, poi, una volta rilassata, comincio a pensare a cosa vorrei in quel momento immaginando il momento in cui l’avrò ottenuta. Vi assicuro mi ha fatto vivere momenti fantastici!
Quindi, in conclusione, cominciamo a scrollarci la scia di negatività che ci portiamo dentro, e ridiamo, balliamo, cantiamo, corriamo e divertiamoci.
Ricordate, il paradiso è sulla terra, è dentro di noi. Dobbiamo solo trovarlo!

Sono una scrittrice esordiente: no all’editoria a pagamento

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È difficile realizzare i propri sogni, quante volte avrei voluto mollare!
Devo ammettere che avrei voluto lasciar perdere tante volte e mandare tutto all’aria.
Quando ci  Prende la frustrazione vediamo tutto nero. Ti ritrovi a pensare al perché lo fai? In fondo il tuo manoscritto cosa dovrebbe avere di diverso dagli altri? La casa editrice ne vedrà a migliaia e non ha senso provarci. In più mandare il cartaceo fa spendere tanti soldi e tempo. A volte, ci diciamo, la luce in fondo al tunnel può essere pubblicarlo a nostre spese. Ma pensi sia meglio? Voglio dire, come fai a capire che non ti imbroglieranno? Senza contare che devi fare tutto tu, promozioni ecc.
Sai, ci sono passata, il mio editore con cui ho pubblicato a mie spese mi ha fregata!
Non basta avere il tuo libro in carta tra le mani per dire di essere uno scrittore, conta farsi conoscere. Come fare? Ti voglio aiutare!
Posterò dei link di case editrici, ce ne sono tante non a pagamento che vogliono il manoscritto via mail. Non rinunciare a credere, non spendere soldi per auto pubblicarti, ci sarà l’editore giusto per te. Ma attenzione! Cerca quelli con il genere legato al tuo lavoro, è inutile che mandi un romanzo a chi si occupa solo di racconti o viceversa!
Buon lavoro!

http://www.softwareparadiso.it/studio/letteratura/scrittori/case_editrici.html
http://www.writersdream.org/editori-di-genere-2/

Ogni giorno è una nuova opportunità

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Buongiorno popolo sopravvissuto alla notte!
Se la notte è dedicata al buio, alla sospensione momentanea della vita attraverso il sonno, il giorno riporta alla luce.
Ma pensate quanto conta la notte, con il sonno c’è il riposo e se c’è stata qualche preoccupazione sono certa ha portato anche qualche consiglio.
Ora è un nuovo giorno, un altro inizio. Ringraziamo prima di tutto per questo è cogliamo questa opportunità. Qualsiasi cosa sia successa ieri è passata, e il sereno è tornato nelle nostre vite.
Un’altra cosa che possiamo fare oggi, ora, è essere ottimisti e fiduciosi. Non potete immaginare neanche il giovamento che potrà portarvi, cambia il modo di vedere le cose, di viverle. Potete essere più sorridenti e questa è la medicina migliore esistente in questo mondo. Vi siete mai resi conto che quando sorridere il vostro viso sembra più giovane? Si distendono i muscoli, e poi è impossibile essere in ansia. Ci avete mai pensato? La risata debella ansia, preoccupazione, ci rende più giovani e belli, più sani. Meglio della miglior medicina.
Cosa potete fare allora?
Appena svegli, dopo esservi lavati il viso sorridente davanti allo specchio per un minuto e sarete contenti e in forma tutta la mattina. Vi sembra stupido o folle? Lasciatevi andare, chi vi vede? Tornate un po’ bambini, pensate a quando corravate perché spinti da una forza interiore, a quando saltavate nelle pozzanghere o cantavate a squarciagola stupide canzoncine inventate. Pensate a quanto vi divertivate ma pensandoci ora direte che era stupido, eppure eravate felici!
Perciò sorridere allo specchio, ne gioverete ve lo garantisco. Io a volte, mentre medito, ho l’immagine di me che sorrido e davvero mi sento bene. Via le ansie e preoccupazioni, il sorriso cambierà la vostra giornata!

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Altri consigli per chi crede nei suoi sogni

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“Chi vuol muovere il mondo prima muova se stesso” SOCRATE

Sono passati secoli dalle parole di Socrate, eppure lui riusciva a vedere lontano!
Io l’ho imparato a mie spese, facendo tanti cambiamenti fuori e dentro me.
Vi ho raccontato che da bambina volevo fare l’infermiera ma non vi ho detto come è nata la mia passione per la scrittura. All’età di 15 anni la professoressa d’Italiano ci parlò della poesia di Ungaretti SOLDATI “si sta come d’autunno sugli alberi le foglie”. Questa breve poesia racchiude tante cose per me, tante vite, tante storie. Quando la prof ci chiese di scrivere una poesia come compito m’importa a SOLDATI e nacque la mia prima, vera poesia dal titolo MORTE D’AUTUNNO “ho visto la vita in un fiore d’autunno, era triste, pensieroso, se ne andava a poco a poco. Mi diceva salvati da questo mondo perché l’odio è troppo. Io dissi non ci riesco e in quell’istante se ne andò.” Al di là della metrica e degli errori la mia prof l’apprezzò e la lesse davanti alla classe e i miei compagni mi chiesero di scrivere per loro. Ero al settimo cielo!

Sognatori,amici, riprendendo le parole dello scorso post qualunque sogno, piccolo o grande che sia, se ci crediamo intensamente si può avverare! Vi ho già detto i primi passi da seguire e ora vi darò qualche altro consiglio. Riprenderò dal numero 6,gli altri sono nel post precedente.

6. NON ASPETTARE CHE LE OPPORTUNITÀ PIOVANO DAL CIELO
Esistono tante guide e manuali e Internet è pieno di trucchi sui passi da compiere per avviare qualsiasi attività. Qualsiasi cosa tu voglia fare non stare con le mani in mano, nessuno farà il lavoro al tuo posto ma comincia a muoverti, ti assicuro che una cosa tira l’altra, e in poco tempo sarai più vicino di quanto tu creda!

7. AL BANDO LE SCUSE!
Molte volte, e anche molto spesso, siamo noi stessi a frenarcin con i nostri atteggiamenti!
Sento tantissime scuse, non ho tempo, i soldi, le competenze, l’età e altre ancora!
Tutti modi che ci impediscono di realizzare i sogni!
Tipo : vorrei quella guida per migliorarmi ma costa troppo! Cerca i libri in pdf, se non quel titolo ce ne sono tanti altri da scaricare!
Oppure: vorrei creare un sito per promuovere la mia attività ma non posso investire! Crea un blog gratuitamente, oggigiorno è facile con il passaparola.

8. NON AVERE FRETTA!
La tua vita non può cambiare dall’oggi al domani, di questo prendine atto e mettiti il cuore in pace!
Ogni giorno fai piccoli passi che portano continui miglioramenti. Avanti un po’per volta.
Pensa a quando hai cominciato a camminare, correvi il primo giorno? No di certo! Hai iniziato a tirarti su tenendoti con due mani, poi con una finché, giorno dopo giorno, hai fatto qualcosa di nuovo e hai finito per farti rincorrere da tua madre.
Quindi ricorda, aver FRETTA non serve!

Questi tre consigli spero che ti saranno utili per continuare a provare a realizzare i tuoi sogni. Ci vediamo al prossimo post, con altre rivelazioni e consigli!
A presto!

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