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sabrinabiancu

Vivi ogni giorno come se fosse l'ultimo, perché uno di questi giorni lo sarà

Mese

gennaio 2016

Una via per il mare

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Paul perse tutto: la famiglia, il lavoro, la casa
e se ancora c’era stato in lui un briciolo di speranza per riparare le cose, dopo l’ultima sciagura smise di lottare.
Non aveva idea di che cosa fare per rimediare,
non sapeva dove andare o come mettere a posto la situazione.
In città non conosceva nessuno che lo potesse ospitare,
perciò raccolse le poche cose che potevano servirgli e si diresse sino al mare.
Era inverno,
l’aria fredda quasi non lo faceva respirare,
ma dentro di sé qualcosa diceva che doveva restare,
doveva solo cercare un luogo dove riposare
e poi le cose si potevano aggiustare.
Vagò per ore,
si era ormai abituato alla temperatura ma i morsi allo stomaco lo avvisavano che era affamato
e quando stava per buttarsi a terra, ormai sfinito, intravide un faro.
Si precipitò al suo interno,
era disabitato e sporco, si capiva che nessuno lo aveva occupato per anni
così ne fece la sua nuova abitazione.
Per caso o per fortuna trovò qualcosa da mangiare,
delle scatolette di pesce così si poté sfamare
e dopo cena su un materasso scassato si sdraiò e si addormentò.
La mattina dopo, il sorgere del sole lo risvegliò
quella visione emozionante lo scosse e, nel silenzio del suo riparo, si commosse.
Nel nuovo giorno pieno di speranza si alzò e scoprì un mare limpido e cristallino,
gli uccelli cercavano da mangiare e si libravano nel cielo,
i pesci erano così entusiasti che ogni tanto guizzavano fuori dall’acqua e contemplavano il cielo,
e in lontananza vide un volto umano.
Teneva al guinzaglio un cane e correva verso l’orizzonte,
faceva passi lunghi e lo sguardo incollato al cielo
era come se da un momento all’altro si dovesse fondere con le nuvole.
Paul pensò che quella era la vita che un uomo potesse mai desiderare,
e anche se guardandosi attorno non è che vivesse nella casa migliore del mondo
si sarebbe potuta aggiustare.
Gli balenò alla mente un pensiero “una casa non è solo un luogo in mattoni e cemento dove potersi riparare,
ma soprattutto un luogo pieno di ricordi, emozioni e sensazioni che ci sono da una vita
o che si possono creare.
È il posto in cui ognuno sta bene e in pace con se stesso
senza cercare nessun compromesso.”
Avrebbe vissuto con ciò che la natura gli offriva
con il rispetto per gli animali e per la vita
con la voglia di riuscire a migliorare,
aprire la sua anima per poter imparare.
In fondo non aveva niente ma solo se stesso
ma non è questo l’importante se riesci a vivere con successo,
non quello materiale ma i pensieri positivi
nuovi pensieri e tanti sorrisi.
Mentre riordinava il faro trovò un diario,
era di un marinaio che lo curava ed ogni sera lo accendeva
era il segnale perché le navi non si perdessero;
soprattutto ne aspettava una in particolare
che da più di un anno si aggirava per il mare,
erano i suoi figli e non li poteva abbandonare.
Poi la tristezza assalì la sua vita
quando aveva saputo che una tempesta aveva colto di sorpresa l’equipaggio
e molti erano spariti senza più tornare.
Il marinaio aveva cominciato ad odiare quel bagliore
e si era rifugiato lontano per dimenticare.
Paul non sapeva quanto fosse passato da quel giorno,
ignorava cosa fosse realmente accaduto
se i ragazzi fossero davvero morti o naufragati in un posto sperduto
così a quell’uomo disperato decise di dare una mano d’aiuto.
Dopo aver aggiustato la sua nuova dimora accese il faro,
se l’uomo si era dato per vinto lui no,
avrebbe fatto girare ininterrottamente quella luce
e anche se avesse dovuto aspettare del tempo sapeva che qualcosa sarebbe certamente successa.
La pazienza e la tenacia sono virtù importanti
e tempo dopo ecco arrivare a lui molte navi, tra cui quella dei ragazzi.
Si era persa tra le isole e aveva vagato
ma con il bagliore del faro era tornata in porto.
Ora restava soltanto una cosa da fare: cercare il loro padre
che sicuramente nella casa natia era tornato.
Paul li accompagnò e la famiglia si rappacificò.
Il marinaio era ora molto vecchio e finalmente contento,
il ragazzo capì che quella era la più grande felicità della vita: ritrovare qualcuno che si è tanto amato.
Paul tornò al faro dove visse sempre solo
ma condivise con tutto ciò che lo circondava degli anni felici, facendosi egli amici ed essendo aiutato dalle famiglie del luogo.
Il mare può sottrarti delle persone o farle ritrovare,
può essere oscuro o lo puoi apprezzare,
l’importante, in tutte le occasioni, è guardare sempre avanti e continuare a sperare
anche quando sembra non ci sia più niente da fare.
Per il male del cuore è uno dei pochi che ti può aiutare.

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II concorso “un sogno è…”

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Cari amici sognatori,

a distanza di un mese dal primo concorso, che ha riscosso un successo inaspettato, vi invito a partecipare al secondo concorso “un sogno è…”

Stavolta è più complicato nella sua semplicità!

Ogni sognatore dovrà caricare, nel mio profilo Facebook va bene o sotto ogni post, un’immagine, o un disegno oppure una foto che esprima cosa sia per lui /lei un sogno. (Se non riuscite a caricare il file dell’immagine contattatemi).

Il concorso termina l’8 febbraio e visto che non è semplice ci saranno due vincitori. Ognuno avrà il mio Libro Il mondo dell’altrove, ma il primo classificato riceverà anche una sorpresa!

Vi aspetto numerosi e vi auguro buon sogno! ❤

 

Presentazione del mondo dell’altrove su idea libro

Sorgente: Presentazione del mondo dell’altrove su idea libro

Presentazione de Il mondo dell’altrove su recensionilibri.org

Sorgente: Presentazione de Il mondo dell’altrove su recensionilibri.org

Dream

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Annabelle, che tutti chiamano Bella, è una ragazza che frequenta il liceo.
Con tutta una vita da vivere e tanti sogni è felice della sua vita perché sa che tutto va come ha sempre desiderato. Ha tanti anni da vivere, tante persone da conoscere e qualche momento buio, ma ha un cavallo di nome Dream e quando si sente persa passa delle ore insieme a lui. Oltre a occuparsi di lui è il suo migliore amico, e passare delle ore insieme la fa stare bene, molto più di qualsiasi altra cosa.
Non che non abbia amici, ne ha tanti con cui passa dei momenti allegri e ha pure una migliore amica, ma il contatto con gli animali e la natura è un’altra cosa, per svariati motivi, tra gli altri anche che Dream prevede il futuro. Questo è un segreto, non lo sa nessuno, nemmeno Clara la sua migliore amica, e nemmeno lei stessa se ne rende conto sul serio perché è una di quelle cose difficili e strane da capire, quindi vuole essere del tutto sicura. Per Bella Dream è talmente speciale che il loro rapporto non può essere rovinato da nessuno.
A scuola va bene, adora la storia e Dream l’aiuta a studiare le date, ecco perché non sbaglia un colpo. Lui capisce tutto, lo vede nelle nuvole. Se dice che va a studiare e s’innervosisce significa che avrà un’interrogazione a sorpresa, se al contrario le tira la maglietta vuol dire che può stare con lui, non avrà compiti o interrogazioni a sorpresa. A Dream piace la sua compagnia e vorrebbe rimanere sempre con lei, la ragazza non lo tratta come un animale e spesso gli parla a lungo mentre lo spazzola. Anche quando si sdraia accanto a lui nel fienile gli parla dei suoi sogni “sai, un giorno voglio lavorare con gli animali, mi sono sempre piaciuti. “
Quella sera mentre parla dei suoi sogni si addormenta e in sogno immagina di essere in groppa a un delfino che la porta in un mondo subacqueo. È un posto particolare, dove ci sono tanti tipi di animali che vivono in mare e non, dove tutti vivono in armonia e cantano canzoni di pace e fratellanza.
“Dove sono finita? “ il delfino con la pinna indica una nuvola di bolle dove al suo interno scorre la vita che sta arrivando. E come in un film si vede ragazza, poi donna, mamma e nonna. La sua vita sarà piena di infinite sorprese.
“avrò successo?” chiede ancora.
Vede tanta gente attorno che la accerchia e prova ammirazione.
“posso trasmettere agli altri che esiste un luogo magico come questo?”
Solo a quel Punto sentì una voce “solo chi ha il cuore aperto può crederci, solo chi sogna sa che l’impossibile esiste. Molti uomini dimenticano il linguaggio del mondo, ma tutti abbiamo la facoltà di parlare con animali, piante e esseri umani.
“Come hanno potuto dimenticare?”
“Abbiamo un cuore, un cervello e l’istinto, la facoltà di capire in che direzione andare, cosa ascoltare e cosa è giusto fare. Spesso si usa più il cervello degli altri due.”
“A me è stata data la possibilità di vedere il futuro. “
“Puoi riscrivere le tue azioni in qualsiasi momento. Questo è il quadro generale, il particolare spetta a te. Tutti gli uomini possono decidere del loro futuro ma spesso lasciano che accadano gli eventi.”
“perché?”
“Si fanno sopraffare dagli eventi e dalla vita che a volte nemmeno scelgono ma viene imposta fin dalla nascita, non pensano che i padroni del loro destino sono loro. Lasciano che gli eventi accadono e non sanno che sono loro a poter fargli accadere. Insomma, non vivono ma questa scorre via dalle loro mani veloce, senza avere il tempo di assaporarla davvero.”
“Io cosa posso fare perché ciò non accada anche a me?”
“Segui sempre il cuore e ascolta Dream.”
“Il mio cavallo? Ma che c’entra? In che modo?”
“Credo ti sia accorta che è un cavallo un po’ speciale. Dal solo linguaggio non verbale ti fa capire come comportarti per la scuola, quando vuole che resti o vai via; questo perché ha dei poteri di preveggenza”
Bella aggrotta le sopracciglia “sicuro?
La voce scoppia a ridere “certo ragazza. So che sono cose difficili da comprendere e accettare, ma non importa. Se vuoi un radioso futuro segui sempre Dream!”
Bella si sveglia mentre il suo cavallo le lecca la faccia, lo guarda bene e sembra sorridere.
“Continuerai a guidarmi Dream?”
Lui fa un segno di assenso con il muso e Bella lo abbraccia.
Passano gli anni e un giorno arriva al mare, Dream è stanco e Bella sa che presto se ne andrà. Mentre riflette sui momenti che lei e il suo amico hanno trascorso vede un delfino. Istintivamente si butta in acqua e si fa guidare da lui come era successo nel sogno sbiadito di tanto tempo fa, e mentre chiude gli occhi per farsi trasportare a largo sente la voce del sogno “non ti preoccupare, Dream vivrà per sempre nel luogo magico sottomarino dove tutte le creature vivono in pace e armonia. Continuerà a guidarti, e te ne accorgerai seguendo il cuore e l’istinto. Ricorda: solo tu sei padrona del tuo destino.”
Quando riapre gli occhi è a riva, non sa come c’è arrivata ma non importa, si alza e va dal suo cavallo per stargli vicino fino al momento in cui dovrà partire per una meravigliosa, nuova vita.

Presentazione del mondo dell’altrove su idea libro

FB_IMG_1452332647776IMG_20160109_113053Sorgente: Presentazione del mondo dell’altrove su idea libro

Q drum: la ruota per l’acqua

Q Drum. Quando “inventare” è “scoprire l’acqua calda”.

E di acqua stiamo parliamo, solo che questa volta la proposta prevede un concreto aiuto per quelle popolazioni del terzo mondo che sono obbligate a fare anche chilometri per trovare dell’acqua potabile per vivere.
Q Drum è un’invenzione che ha un impatto ambientale zero, almeno nell’uso.

Tuttavia, se ci pensate bene, Q Drum è una soluzione che è già in uso nei paesi industrializzati, almeno da decenni.
Stiamo parlando del rullo compressore che viene utilizzato nella preparazione dei prati inglesi.

Esso viene riempito d’acqua e, rotolando, schiaccia il terreno sottostante grazie all’azione del peso.

Ora Q Drum attinge dal medesimo principio: ossia la capacità di rotolare e scaricare l’intero peso dell’acqua a terra.
Il principio consente quindi di non pesare sulle persone che vivono in luoghi dove l’acqua è scarsa, obbligandoli a compiere chilometri per prenderne qualche litro.

Q Drum non ha parti meccaniche in movimento. La forma cilindrica concava consente di trascinare anche 50 litri d’acqua con uno sforzo assolutamente inferiore rispetto ad un trasporto effettuato a braccia o spalle.

Particolarmente resistente, è realizzato con pareti in plastica particolarmente spesse, in grado di resistere anche a strade e sentieri pieni di sassi.

Quindi niente più cariole o mezzi di trasporto meccanici.

Un’idea, un’invenzione che ha l’eccezionalità di aiutare quei popoli svantaggiati con impatto zero per l’ambiente.

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(testo e immagini prese dal web)

 

Il gigante egoista di Oscar Wilde

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Ogni pomeriggio, appena uscivano dalla scuola, i bambini avevano l’abitudine di andare a giocare nel giardino del Gigante. Era un grazioso e vasto giardino, con erba soffice e verde. Qua e là sull’erba c’erano bellissimi fiori che sembravano stelle e dodici alberi di pesco che in primavera fiorivano di bianco e rosa, e in estate davano frutti succosi. Gli uccelli si posavano sugli alberi e cantavano così dolcemente che i bambini interrompevano i loro giochi per ascoltarli. “Come siamo felici qui!” gridavano gli uni agli altri.

Un giorno il Gigante tornò. Era stato a visitare suo fratello, l’Orco di Cornovaglia, e si era trattenuto con lui per sette anni. Dopo sette anni aveva detto tutto quanto aveva da dire e si era deciso a ritornare nel suo castello. Quando arrivò, vide i bambini che giocavano nel giardino. “Che cosa state facendo laggiù?” gridò con voce burbera, e i bambini scapparono via. “Il mio giardino è mio!”,proclamò il Gigante, “chiunque può capirlo, e non permetterò a nessun altro di giocarci”. Così vi costruì un alto muro tutt’intorno, e mise un cartello:

Vietato l’ingresso
i trasgressori saranno perseguiti a termini di Legge

Era veramente egoista quel Gigante. I poveri bambini ora non avevano un posto dove giocare. Provarono a giocare sulla strada, ma la strada era veramente sporca e piena di polvere e sassi acuminati, e a loro non piaceva. Erano soliti gironzolare intorno alle mura invalicabili dopo l’orario di lezione, parlando tra loro dello stupendo giardino all’interno. “Come eravamo felici lì!” si dicevano.

Poi arrivò la Primavera, e in tutto il paese spuntarono deliziosi fiorellini sui quali svolazzavano gli uccellini novelli. Soltanto nel giardino del Gigante Egoista era ancora inverno. Gli uccelli non si preoccupavano di cantare perché non c’erano i bambini, e gli alberi si dimenticarono di fiorire. Un solo bellissimo fiore mise la sua testolina fuori dall’erba, ma quando vide il cartello fu così dispiaciuto per i bambini che si infilò nuovamente nella terra, e ritornò a dormire. I soli contenti furono la Neve e il Gelo. “La Primavera ha dimenticato questo giardino” esclamarono, “cosicché noi potremo viverci tutto l’anno”. La Neve coprì l’erba con il suo grande mantello bianco, e il Gelo dipinse d’argento tutti gli alberi. Quindi invitarono il Vento del Nord a stare con loro, ed egli venne. Era avvolto in una pelliccia, e ruggì dal mattino alla sera nel giardino, e abbatté i comignoli. “Questo è un posto piacevolissimo”, disse, “dobbiamo invitare la Grandine”. E la Grandine arrivò. Ogni giorno per tre ore questa crepitò sul tetto del castello finché non ebbe rotto la maggior parte delle tegole, e allora si mise a correre senza mai fermarsi intorno al giardino, più forte che poteva. Era vestita di grigio, e il suo alito era di ghiaccio. “Non capisco proprio come mai la Primavera tardi così tanto ad arrivare”, disse il Gigante Egoista guardando dalla finestra il suo giardino freddo e coperto di neve, “spero che il tempo possa cambiare presto”.

Ma la Primavera non arrivò, e nemmeno l’Estate. L’Autunno portò frutti dorati in tutti i giardini ma non in quello del Gigante. “È troppo egoista” disse l’Autunno. Così là era sempre Inverno, e il Vento del Nord, la Grandine, il Gelo, la Neve danzavano qua e là fra gli alberi.

Una mattina il Gigante stava disteso nel suo letto, sveglio, quando sentì una musica dolcissima. Gli sembrò così dolce che pensò dovessero essere i musicanti che passavano. In realtà era soltanto un piccolo fanello che cantava davanti alla finestra, ma era da tanto tempo che non sentiva cantare un uccello nel suo giardino, che quella gli sembrò la musica più soave del mondo. Allora la Grandine smise di ballargli sulla testa, e il Vento del Nord cessò di ruggire, e un delizioso profumo entrò attraverso i battenti aperti. “Credo che sia veramente arrivata la Primavera” disse il Gigante; e saltò giù dal letto per guardar fuori. Che cosa vide? Vide una scena stupenda. Da un piccolo buco nel muro i bambini si erano insinuati nel giardino, e stavano seduti sui rami degli alberi. Su ogni albero che poteva vedere c’era un bambino. E gli alberi erano così felici di avere di nuovo i bambini con loro, che si ricoprirono di germogli, e agitavano delicatamente i rami sulla testa dei bambini. Gli uccelli stavano volando qua e là cinguettando allegramente, e i fiori occhieggiavano tra l’erba verde e ridevano. Era una scena deliziosa: solo in un angolo era ancora inverno. Era l’angolo più lontano del giardino e lì un bambino stava dritto in piedi. Era così piccolo che non riusciva a raggiungere i rami degli alberi, e vi girava tutt’intorno, piangendo amaramente. Il povero albero era ancora coperto di neve e gelo, e il Vento del Nord soffiava e ruggiva tutt’intorno. “Sali, bambino!” disse l’albero, e piegò i rami più che poté; ma il ragazzo era troppo piccolo. E il cuore del Gigante a quella vista si squagliò immediatamente. “Come sono stato egoista!” esclamò. “Ora so perché la Primavera tardava a venire. Metterò quel povero bambino in cima all’albero, e destinerò per sempre il mio giardino ai giochi dei bambini”. Era davvero molto dispiaciuto per quello che aveva fatto.

Così scese furtivamente e aprì senza rumore il portone di fronte, uscendo dal giardino. Ma quando i bambini lo videro si spaventarono talmente che scapparono via, e nel giardino ritornò l’Inverno. Soltanto il bambino più piccolo non fuggì perché aveva gli occhi così pieni di lacrime che non poté vedere il Gigante avvicinarsi. E il Gigante gli si avvicinò da dietro, lo prese gentilmente per mano e lo sollevò sull’albero. E l’albero fece immediatamente sbocciare i fiori, e gli uccelli si posarono cantando sui rami, e il bambino tese le braccia e le gettò al collo del Gigante e lo baciò. E gli altri bambini, quando videro il Gigante che non era più cattivo come un tempo, tornarono di corsa e con loro tornò la Primavera. “Bambini, il giardino è vostro ora” disse il Gigante, e prese una grande scure e abbatté il muro. E alle dodici, quando la gente uscì per andare al mercato, trovò il Gigante che giocava con i bambini nel giardino più bello che avessero mai visto. Tutto il giorno giocarono e la sera tornarono dal Gigante a salutarlo. “Ma dov’è il vostro piccolo compagno?” domandò, “il bambino che ho messo sull’albero”. Il Gigante lo amava più degli  altri poiché gli aveva dato un bacio. “Non lo sappiamo” risposero i bambini, “è andato via”. “Dovete dirgli di stare tranquillo e di venire domani” disse il Gigante. Ma i bambini risposero che non sapevano dove abitava, e che non l’avevano mai visto prima di allora; e il Gigante si sentì molto triste.

Tutti i pomeriggi, quando la scuola terminava, i bambini venivano a giocare con il Gigante. Ma il bambino che il Gigante amava non si fece mai più vedere. Il Gigante era gentilissimo con tutti i bambini, eppure quel suo piccolo primo amico gli mancava moltissimo, e chiedeva spesso sue notizie. “Come vorrei vederlo ancora!” era solito ripetere.

Passarono gli anni, e il Gigante divenne molto vecchio e debole. Non poteva più partecipare ai giochi, così, seduto su una grande poltrona, si limitava ad osservarli e ad ammirare il giardino. “Ho tanti fiori bellissimi ma i fiori più belli di tutti sono i bambini” esclamava ogni tanto. Una mattina d’inverno guardò fuori dalla finestra mentre si vestiva. Ora non odiava più l’Inverno, perché sapeva che era semplicemente la Primavera addormentata, e sapeva che i fiori si stavano solo riposando. Improvvisamente si strofinò gli occhi e guardò con meraviglia. Era certamente una visione incredibile. Nell’angolo più nascosto del giardino c’era un albero completamente coperto di fiori bianchi. I suoi rami, dai quali pendevano frutti d’argento, erano interamente d’oro, e sotto c’era il bambino che il Gigante aveva amato. Il Gigante corse al piano inferiore, con il cuore colmo di gioia, e uscì in giardino. Attraversò velocemente il prato e si diresse verso il bambino. Quando arrivò vicino al suo viso, si fece rosso dall’ira, e chiese: “Chi ha osato ferirti?” Sulle palme delle mani del bambino c’erano i segni di due chiodi, e i segni di due chiodi erano anche sui suoi piccoli piedi. “Chi ha osato ferirti?” gridò il Gigante, “dimmelo affinché io possa prendere la mia grande spada e ucciderlo”. “No!” rispose il bambino, “queste sono le ferite dell’Amore”. “Chi sei tu?” domandò il Gigante,  mentre uno strano timore lo prendeva, e si inginocchiò davanti al bambinello. Il bambino sorrise al Gigante e gli disse: “Tu una volta mi hai permesso di giocare nel tuo giardino, oggi verrai con me nel mio giardino, che è il Paradiso”. E quando i bambini, quel pomeriggio, vennero a giocare trovarono il Gigante che giaceva morto sotto l’albero, tutto coperto di fiori bianchi.

(tratto dal libro Il principe felice e altri racconti ).

Questa fiaba senza tempo insegna qualcosa d’importante e come tutte le storie ha una morale. Il giardino del gigante è come il mondo, e il suo egoismo può essere di tutti gli uomini. Le stagioni rappresentano la vita che scorre, e il fatto che non arrivasse la primavera il cuore arido. Ma nel mondo ci sono i buoni e meno buoni, tutti possono cambiare, e un bambino speciale può trasformare il nostro cuore se capiamo chi abbiamo davanti. Il gigante egoista ha capito davanti a chi inchinarsi, verso il bene e ha trovato l’amore nel cuore,e questo ha fatto tornare la primavera insieme a tutti i bambini. Anche se la storia finisce male non è così triste, non sarà mai solo, vivrà per sempre.

 

 

Una voce dal mare

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C’era chi pensava che il mare fosse solo una distesa d’acqua salata, ma non lei. Avrebbe trascorso delle ore seduta sul bagnasciuga a contemplarlo e confidarsi di cose che non riusciva a dire a nessuno.
Il mare era uno dei suoi grandi amori, e il frangersi delle onde aveva un suono rilassante che portava la pace dentro al suo cuore. Le piaceva andare il mattino presto o la sera tardi, quando non c’era nessuno e i colori del cielo mutavano, allora chiudeva gli occhi e rimaneva in ascolto di un suono armonioso che la faceva quasi addormentare; tutte le ansie, le paure e i disagi sembravano scomparire, rimaneva sola con se stessa e non le importava nulla del resto.
Una mattina, in cui si sentiva tanto sola dopo una pessima notte, arrivò al mare e come lo vide scoppiò a piangere. Si coprì la faccia affondandola nelle braccia e le lacrime le bagnavano le ginocchia. All’improvviso sentì una voce “ehi ragazza, cosa c’è che non va?”
La giovane donna alzò la faccia con le lacrime che ancora le scorrevano lungo le guance e si guardò in tutte le direzioni per capire chi avesse parlato.
“Dritta davanti a te, sono stato io” Guardò attonita la distesa d’acqua che pareva un viso, con la bocca che si muoveva al ritmo delle parole.
La ragazza scosse la testa e si stropicciò gli occhi pensando fosse un sogno “sto impazzendo, è l’unica spiegazione. ” “No cara, non è un’illucinazione. Ti ascolto sempre. Sento le tue confidenze, le tue paure, i tuoi sogni e le tue speranze, e spesso mi sono domandato cosa poter fare per aiutarti, finché mi sono reso conto che mi era stato fatto un dono, l’opportunità di parlare con te.”
La ragazza, che nel mentre si era asciugata gli occhi, sorrise “Questo è davvero uno splendido dono.”
“Sarò qui per poco. Volevo chiederti, perché non confidi le tue pene alle persone che ti vogliono bene?”
“È difficile parlare di certe cose, poi non so se ci sarebbe qualcuno davvero disposto ad ascoltarmi e capirmi.”
“Io sono qui, per te, ma presto me ne andrò. Non voglio che rimanga sola. Voglio lasciarti una cosa. “
Il mare si  alzò, come se fino a quel momento fosse rimasto seduto come la ragazza sulla spiaggia, e dalla sabbia plasmò una persona in carne ed ossa dicendo: “questa sarà l’amica giusta per te, quella che ti ascolterà e ci sarà sempre. Lei non ti abbandonerà mai.”
La nuova creatura si avvicinò, le due ragazze si fissarono negli occhi per un momento lunghissimo, poi si abbracciarono come se si conoscessero da tutta una vita. La ragazza capì che da quel momento non sarebbe più stata sola.

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