ANGELO2

La casa in cui abitava Giada era abbastanza grande per una persona sola, con due camere da letto, un bagno, un salone e l’angolo cottura a un lato. Ci aveva vissuto con il padre dagli 8 ai 18 anni, fino a quando l’aveva lasciata con un “ciao tesoro, vivi la tua vita.” Era rimasta con pochi soldi e gli studi da finire, e la sua vicina di casa 30enne, Dalila, si era sentita in dovere di occuparsi di lei quanto più possibile, come fosse stata una sorella maggiore. All’età di 25 anni, con un lavoro e delle piccole attività che le occupavano il tempo, si definiva una persona normale. La sua vita non era stata semplice, sempre invasa da demoni che delle volte campeggiavano nella sua mente, costretta a lottare fino allo stremo delle forze per riuscire a realizzare i sogni, contro chi non la capiva e la ostacolava. Ora poteva essere fiera di sé perché era quasi uscita dalla situazione che, suo malgrado, si era trovata a vivere. Grazie a Dalila, ogni giorno tornava dal lavoro e per rilassarsi entrava nella camera studio e decideva come passare il tempo prima di cena. Quando i tetti delle case si tingevano di rosa, arancione e rosso quello era il momento per esprimere se stessa. Prendeva una tela e cominciava a disegnare ciò che il cuore le suggeriva.
Una sera era come in trance mentre tracciava le righe e i contorni di quello che sarebbe stato il suo capolavoro migliore di tutti, e quando terminò e si scostò per guardare il suo lavoro non seppe spiegarsi come c’era riuscita: “wow” disse a fior di labbra e un velo di umidità negli occhi. Il disegno rappresentava un angelo, con ali bianche e morbide, che inginocchiato tendeva la mano a una ragazza avvolta dall’oscurità che cercava di prenderla tra le sue. Le due mani nemmeno si sfioravano, ma l’espressione degli occhi di lei diceva molto più dell’Intero disegno. Soddisfatta lo appese in salotto, ogni volta, al rientro, lo avrebbe visto e si sarebbe detta: “la ragazza sono io e l’angelo rappresenta qualcuno che aspetto, e sarà la mia ancora di salvezza. ”
Giada si svegliò di soprassalto a causa di un rumore, l’unica arma che trovò a disposizione era una gruccia in legno, quindi brandendola, con il sangue che le era gelato dentro le vene, si diresse verso il salotto-cucina.
“Ehi, vuoi appendermi?” disse un angelo alzando le braccia.
“Aaaargh” gridò lei “ma che diavolo…” “Non nominarmelo nemmeno! ” la interruppe “quell’infingardo…”
“Ma come, gli angeli non dovrebbero predicare amore e armonia? ”
“Certo, ma solo in alcuni casi. Nemmeno noi siamo perfetti.”
Tirò un sospiro di sollievo “è rassicurante sentirtelo dire. Ad ogni modo, chi sei? ”
“Sono l’angelo della comprensione” la sua voce non usciva dalla bocca, ma da uno stadio incomprensibile dall’uomo che si trasgormava in suoni che l’orecchio umano poteva capire.
“Beh, se sei davvero l’angelo della comprensione me ne potresti dare un briciolo per capire perché sei qui?” continuò la donna con le mani sui fianchi.
“Mi chiamo Ariel, uno dei cinque guardiani della terra. Sono qui perché mi hai chiamato. ”
Aggrottò le sopracciglia “non è vero, non so nemmeno come si prega.”
“Il disegno che hai fatto ieri notte. vai a vedere. ”
Quando si mise davanti alla tela sgranò gli occhi come se avesse visto un fantasma, dell’angelo in due dimensioni che aveva disegnato la sera precedente rimaneva un’ombra, una sagoma dai contorni netti; sembrava che fosse stato staccato dal foglio, trasformato in tridimensionale e messo sul divano.
“Ok, ti credo” disse sprofondando a sua volta sul divano. “Dimmi tutto. ”
“Sono qua per riferirti un messaggio. Sei una persona meravigliosa e io riesco a leggere il tuo cuore sensibile. Hai tanto da dare perché ami la vita in tutte le sue sfumature; sei fragile e sensibile allo stesso tempo.”
“Grazie” disse arrossendo “quindi mi guarirai da quello che ancora mi turba?” “Chi ha detto che io devo aiutare te? Pensi di essere la persona bisognosa ma non è così. Sei tu l’angelo! ”
“come?”
“Siamo così fieri di te Giada! Sei un’essere che traspare luce da tutti i pori. Hai acquisito forza e coraggio uscendo dalle difficili situazioni poste sul tuo cammino, e ora dovrai trasmettere tutto questo a un ‘altra persona bisognosa. Ricordati, tu sei l’angelo!” detto questo sparì.
“Aspetta, non so nemmeno chi devo aiutare!” ma queste ultime parole rimasero sospese nell’aria.
Per tutto il giorno le parole di Ariel riecheggiarono nella sua mente. È vero, in cuor suo sapeva di essere forte e coraggiosa perché era riuscita a uscire da delle difficili situazioni, e davvero era una persona meravigliosa! Cosa doveva fare ora? Al rientro a casa fissò il disegno, se lei era l’angelo chi era la ragazza dagli occhi tristi? C’era una sola persona molto vicina a lei, la sua amica Dalila. Andò da lei, era da qualche settimana che non trascorrevano del tempo assieme.
“Ciao Dalila, come stai?”
“Ciao, lo sai che ti trovo davvero bene? Era da molto che non stavamo solo a guardarci, a parlarci, per comprendere alcune cose.”
“Come hai detto? Comprendere?”
Annuì “Certo. Hai capito come veramente sei? Come sei diventata? Hai compreso il tuo valore?” Come in un puzzle tutti i tasselli tornarono al loro posto
“Sì, ora ci sono arrivata. Ammetto che negli ultimi tempi non sono stata una buona amica e sorella.”
“Non ti sei mai arresa neanche quando ne avresti avuto tutti i motivi, ma in alcuni momenti mi sono sentita messa da parte. Vuoi sapere come sto? Mi manca la mia amica. ”
“Cosa posso fare per te?”
“Esserci, tutto qui. Essere una buona amica è già una cosa grande. ”
Capì che cosa voleva dire, doveva imparare a comprendere se stessa prima di capire gli altri, ma una volta capito gli altri non andavano abbandonati. Si rese conto di quanto era stata assente e le dispiacque.
“Cara Dalila, tu mi sei stata vicina, mi hai fatto uscire dalla mia disperazione. Senza te non sarò mai felice fino in fondo.”
Dalila scosse la testa “amica mia, sei tu l’angelo di te stessa. È merito tuo se stai bene. È merito tuo se stai arrivando alla felicità. Ti ho fatto vedere la strada e tu l’hai percorsa. Non ho meriti se non quello di esserti stata vicino. E ora voglio chiederlo a te: stammi vicino.”
Le due ragazze si abbracciarono promettendosi amicizia per tutta la vita. Un angelo da lassù annuì soddisfatto.
“Grazie Ariel, ora ho compreso. ” sorrise Giada.
Quella notte lui le apparve in sogno. “Hai saputo usare il dono della comprensione e ora sei più vicina alla felicità, pertanto il tuo desiderio si realizzerà. ”
“Quale desiderio?”
“Non hai avuto la famiglia che volevi ma conoscerai un ragazzo che ti amerà con tutto il cuore. Questa è l’unica cosa che posso dirti, il resto devi viverlo da te. Traccia l’altra parte del tuo destino.”
“Lo farò. ” La ragazza in sogno sorrise ma il sorriso era vero e sincero, perché riempì la stanza di tutti i colori dell’arcobaleno.

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