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Vivi ogni giorno come se fosse l'ultimo, perché uno di questi giorni lo sarà

Mese

febbraio 2016

Il mio volantino online

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Volantino online

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Il BookCrossing o passa un libro!

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Il BookCrossing (dai termini in lingua inglesebook, libro e crossing, attraversamento,passaggio, anche noto come BC, giralibri, liberalibri, Libri liberi, Libri in libertà) è un’iniziativa di distribuzione gratuita di libri che ruota intorno all’esistenza di un elenco di volumi identificati da un codice unico, attraverso cui è possibile seguire la traversata del libro, e il suo incrociarsi con i lettori.
Materialmente consiste nella pratica di una serie di iniziative collaborative volontarie e completamente gratuite, di cui alcune anche organizzate a livello mondiale, che legano la passione per la lettura e per i libri alla passione per la condivisione delle risorse e dei saperi. L’idea di base è di lasciare libri nell’ambiente naturale compreso quello urbano, o “into the wild”, ovvero dovunque si preferisca, affinché possano essere ritrovati e quindi letti da altri, che eventualmente possano commentarli e altrettanto eventualmente farli proseguire nel loro viaggio. Il termine deriva dabookcrossing.com, un club gratuito di libri on-line fondato nel 2001[1][2] per incoraggiare tale pratica, al fine di “rendere il mondo intero una biblioteca”.

 

L’uso di questo termine è divenuto così diffuso da meritare, dal 2004, una voce nel Concise Oxford English Dictionary:

« bookcrossing: n., the practice of leaving a book in a public place to be picked up and read by others, who then do likewise. »

L’iniziativa prende il nome dalla giustapposizione dei termini Book e Crossing, che letteralmente possono volere dire “incrociare un libro” o “far viaggiare un libro”, ma che in senso più lato sta ad indicare l’intersezione tra le vite di chi legge i libri, che appunto si toccano, seppur solo virtualmente, tramite un volume. In seguito, il neologismo divenne una parola vera e propria del vocabolario inglese.
Il meccanismo del Bookcrossing ruota intorno all’esistenza di un sito web attraverso il quale è possibile dotare i volumi di un codice identificativo unico (BCID – Bookcrossing ID) che permetterà di seguire i loro spostamenti a livello mondiale, sempre che venga utilizzato il sito web ad ogni passaggio. Precedentemente esistevano iniziative simili, traccianti ad esempio il numero seriale delle banconote USA, o relativi al regalo difotocamere usa e getta, così come esistevano iniziative poco più che individuali di abbandono di libri per permetterne ad altri la lettura. L’idea consistette nell’unire le due cose.

Se qualcuno decide di lasciare un libroattraverso BookCrossing, questo deve essere registrato per ottenere un BCID, ovvero il codice identificativo di cui sopra, in modo da potere seguire il volume durante i suoi spostamenti. Chi trova il libro è invitato, mediante etichette allegate a quest’ultimo, a segnalare il ritrovamento sul sito e a lasciarlo a sua volta, per dare la sua stessa opportunità ad altre persone. Pur essendo consigliabile leggere un libro ritrovato, quest’azione non è obbligatoria: essenziale è dare la possibilità al libro di incontrare nuovi lettori, e in questo senso vige la massima libertà. Il saltare la segnalazione, ad esempio perché non si ha accesso alla rete, non implica comunque che il libro non possa ripartire per il suo viaggio.

La registrazione al sito web e ogni altra operazione legata al BookCrossing sono gratuite: eventuali donazioni volontarie sono utilizzate per coprire i costi di manutenzione e di esercizio. Da qualche tempo il sito si finanzia in parte attraverso l’adozione dibanner, comunque mirati. Gli utenti che finanziano volontariamente il sito ricevono in cambio una quantità di pubblicità minore, che però è sempre presente.

(preso da Wikipedia)

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È stata mia sorella a parlarmi di questa iniziativa e mi è subito piaciuta.

Mi sono iscritta e ho intenzione di far fare un bel viaggio al mio libro!

Voglio chiedere la collaborazione di 3 volontari e lasciare il libro in dei luoghi italiani, al nord, centro e sud, dove può essere notato e farlo girare. All’interno dei libri scriverò le regole e spero tanto che vengano rispettate, il compito dei libri sarà passare di mano in mano, andare da paese in città e spero non venga bloccato.

A chi leggerà il mio articolo chiedo due cose: di registrarvi e lasciare anche voi un libro che non leggete più, secondo di lasciare un commento al mio libro nel caso lo abbiate letto!

(Se lasciate un commento al libro anche sotto questo articolo ve ne sarei grata!)

Mi auguro che ogni libro presente in BookCrossing faccia una bella traversata, l’idea che esista una biblioteca aperta presente a livello mondiale è proprio una trovata geniale!

San Valentino

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La festa di San Valentino è la festa degli innamorati.

Ma non si ferma a questo.

L’amore è nell’aria, esiste tutti i giorni della nostra vita. È incolore e insapore ma c’è e tocca tutti noi, nessuno escluso.

L’amore è tra genitori e figli, fratelli e sorelle, amici, persone che decidiamo di aiutare il prossimo. Soprattutto amore per la vita.

L’amore è fare un gesto disinteressatamente, privarsi di qualcosa per donarla, senza aspettarsi nulla in cambio,  riuscire a far avere la felicità a chi vogliamo bene, assicurarci di regalare un sorriso. L’amore è mettere gli altri prima di noi, senza dimenticare di amare se stessi, perché solo così se ne può dare agli altri.

Perciò anche se oggi è la festa degli innamorati e si regalano fiori e cioccolatini, vorrei che non ci dimenticassimo di celebrare l’amore ogni giorno, e ricordarci che ogni giorno è la festa dell’amore.

Riuscire a vivere volendo bene al prossimo è il regalo più bello che possiamo fare a noi stessi e agli altri, quindi oggi celebriamo pure San Valentino, ma non ci dimentichiamo di amare per i restanti 364 giorni dell’anno.

AUGURI A TUTTI! ❤

 

 

Vivere un sogno a bordo di una mongolfiera

Do What You Love

Il mondo è composto da tante persone.

ce ne sono alcune che decidono di non seguire i sogni e altre che vorrebbero farlo ma ci mettono tanta fatica, non perchè sia diffcile prendersi carico dei propri sogni ma perchè trovano tanti ostacoli. A volte basta che siano spronate per dare il via al tutto, ed aiutarle sarebbe proprio quello di cui hanno bisogno. Sprechiamo tempo a fare cose inutili, talvolta ci annoiamo, ma io ho imparato che se solo ogni tanto ci fermassimo ad asoltare le persone, quelle che sono accanto a noi e di cui a volte non ci accorgiamo dei loro bisogni,  potremmo davvero fare un’enorme differenza.

Da un anno circa conosco questa persona e posso dire che ho notato tanti cambiamenti in lei, e ora sono fiera di dire che ha deciso che i sogni sono la cosa più importante e anche se è difficile deve prendersene cura, perchè questo fa la differenza, perchè la fa sentire viva!

Ora vive a bordo della sua mongolfiera, con la testa tra le nuvole e il cuore riverso a un domani migliore!

Visitate il suo blog, seguite i suoi sogni!

http://da-sogno-a-realta.blogspot.it/

 

Una vacanza indimenticabile

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Enrico aveva trovato finalmente la felicità.
C’erano voluti trent’anni per ritrovare la pace dopo aver affrontato i suoi problemi, ma finalmente c’era riuscito. Enrico era un uomo settantenne, che all’età di quarantadue anni era stato lasciato dalla moglie, così invece di disperarsi aveva abbandonato la sua casa di città e con un po’ di soldi messi da parte grazie al suo lavoro si era comprato un modesto appartamento al mare. Non si era portato dietro niente, né mobili né ricordi, ma era riuscito ad arredarla con gusto e soprattutto secondo i suoi desideri; ciò significa che non aveva riempito i pensili di suppellettili insignificanti esistenti solo per non avere spazi vuoti ma lui, essendo oltre le altre cose un eccellente pittore e amando profondamente l’arte, aveva ravvivato le pareti e l’intera casa di dipinti. Non c’erano quadri in casa sua, l’unico presente era talmente grande da riempire una parete e ritraeva i suoi genitori in una foto in bianco e nero, le altre mura invece erano state dipinte con ciò che al momento lo ispirava o che ricordava perché rimasto affascinato, e così aveva trascorso i pomeriggi invece di annoiarsi o pensare al passato.
Questa occupazione lo aveva reso felice, occupato e utile, fino a quando avvenne un brutto incidente: un giorno cadde dalla scala e da quel momento fu costretto a vivere sulla sedia a rotelle lasciando incompleto il suo ultimo dipinto. All’inizio si era disperato e la sorella aveva pensato bene di trovargli un aiuto per il disbrigo di commissioni e di qualche faccenda personale, ma a lui più che altro necessitava una persona non che lo compatisse e lo trattasse da disabile ma che gli fosse compagno nei suoi molteplici Hobby, così alla fine aveva trovato Antonello, una persona davvero speciale.
Dopo l’incidente le cose avevano preso una brutta piega, stava per attraversare il tunnel della depressione, ma il suo nuovo amico lo aveva preso cercando di scrollarlo. Ecco cosa gli aveva detto: “non so cosa si provi ma capisco che possa essere dura, però dovresti ringraziare Dio, ogni giorno, per godere ancora del magnifico dono che ci ha dato che è la vita.” Così un po’ per volta aveva ripreso a vivere come una fenice che risorge dalle ceneri.
In casa sua c’era una porta finestra da cui i due amici, in qualsiasi momento dell’anno, con il sole cocente o il freddo, potevano ammirare il susseguirsi delle stagioni, e là davanti avevano fatto molte chiacchierate sulla vita, l’amore e la morte. Dopo pochissimo tempo che si conoscevano, quando già erano diventati grandi amici, Enrico aveva assunto una donna che si occupasse di pulirgli la casa e di uscire per le commissioni, così Antonello poté stare tutto il tempo con lui. Insieme fecero dei puzzle dove i soggetti principali erano alberi e tramonti che furono appesi nei pochi spazi vuoti avanzati sulle pareti, inoltre leggevano e commentavano testi di poesia, nelle belle giornate passeggiavano sulla spiaggia, poi d’estate si concedevano un bel bagno refrigerante.
Sono stati amici per più di trent’anni, Antonello era una di quelle persone che ti fanno capire che se anche nella vita ci troviamo in situazioni spiacevoli, queste ci servono per rafforzare la nostra fede, però la cosa più importante era che grazie a lui Enrico e sua sorella si erano ricongiunti, avevano litigato quando la donna lo voleva convincere, quasi costringendolo, a tenere in casa una persona che lo avrebbe aiutato per il suo handicap, invece, dopo aver appianato le divergenze, insieme formavano un’affiatata famiglia e per quell’arzillo anziano Antonello era come un figlio, così la donna li aveva invitati entrambi a trascorrere qualche giorno nel piccolo appartamento cittadino. Il fratello aveva subito accettato, anche perché lei viveva al pianterreno e non c’erano problemi per la deambulazione. La sua casa era davvero piccola, in compenso, essendoci solo una stanza da letto matrimoniale, l’aveva lasciata ad Enrico aggiungendo una branda per il suo amico e lei si era sistemata sul divano. Era stata talmente contenta di averlo vicino che aveva sempre il sorriso sulle labbra, voleva solo il meglio per lui, e senza saperlo gli avrebbe regalato una vacanza indimenticabile.
Appena arrivati avevano trascorso alcuni pomeriggi nel rigoglioso parco della città frequentato da persone di tutte le età, sedendosi accanto alla fontana per guardare i bambini divertirsi: ad Enrico piacevano quei piccoli uomini con le loro risate sincere; dopo un’oretta i due amici rincasavano e aiutavano la sorella a preparare la cena.
Quel giorno si recarono là un po’ più tardi del solito, siccome aveva fatto caldo tutta la mattina al pomeriggio ne avevano approfittato per riposare, così appena arrivarono si posizionarono all’ombra di un albero a godersi il fresco venticello. Enrico e la sorella chiacchieravano del più e del meno, intanto Antonello guardava dei bambini che giocavano con un pallone da pallacanestro cercando di centrare come cesto un bidone della spazzatura vuoto. Uno dei ragazzi invece di tirare la palla con le mani la calciò, il tiro, più alto del solito, superò il canestro e fini ai piedi di Enrico.
“ci scusi tanto”disse l’unica femmina presente nel gruppo e corse a prenderlo, ma lui se lo fece passare da Antonello e se lo posò sulle ginocchia.
“arrivo ragazzi” urlò Enrico, diede lo slancio alla sua sedia e andò a fare centro tirando il pallone arancione nel bidone. Tutti lo guardarono esterrefatti fino a quando decisero di giocare assieme a lui.
Lo aveva colpito subito la bella femminuccia in quel gruppo di maschi: i capelli neri e lunghi arrivavano oltre le spalle, in testa aveva un cappellino e gli occhi erano castani e vispi. Prima di andar via la piccola si avvicinò a salutare e poi, con l’ingenuità tipica di una bambina di sette anni, chiese: “che cosa ti è successo?”
Enrico sorrise “niente di grave, è stato solo un incidente.”
Aggrottò le sopraciglia “sicuro che non è grave? Non puoi più camminare…”
“su questo hai ragione signorina, ma vedi, stando seduto ho tempo per riposare.” Lo colpì particolarmente il suo sorriso dolce e spensierato, era proprio una cara bambina. L’uomo continuò “hai visto che anche se sto sulla sedia ho giocato con voi? Non è poi un grosso limite se qualcuno ti aiuta a vivere insegnandoti ciò che ti è concesso fare. Ma dimmi un po’, come ti chiami?”
“io sono Andrea.”
“e io Enrico. Piacere di conoscerti. Sai, hai proprio un bel nome.” Strinse la piccola mano tra le sue, il suo tocco era delicato e morbido in confronto alla sua mano glabra e grossa.
“ora devo andare, i miei amici mi aspettano.”
“vai pure, ci vediamo. Ciao.”
La sera al rientro a casa l’uomo non guardò la strada come sovente capitava, bensì pensò alla bambina appena conosciuta. Com’è bello essere piccoli e contraddistinti da un’ingenua semplicità che rende così perfetti. Forse se fosse stata un po’ più grande non avrebbe avuto il coraggio di guardarlo rivolgendogli quella domanda sul suo stato di disabile, oppure la voglia di sapere sarebbe stata repressa e soffocata dalle regole impartite dai genitori. “non sta bene fare queste domande” l’avrebbero certo sgridata, e così forse Andrea non si sarebbe mai avvicinata iniziando un discorso perché non avrebbe saputo che dire; per fortuna i grandi non sempre erano presenti, così potevano avvenire incontri importanti.
“Se i bambini fossero lasciati più liberi di esprimere il loro modo di essere, la loro vera natura, da adulti sarebbero di certo persone più interessanti che non si fanno mille domande su ogni persona che vedono, talvolta etichettandola perché non rientra nei loro canoni” pensò Enrico. La cosa che più voleva tenere in mente di quell’incontro era la loro stretta di mano. Una mano così piccina, candida e calda e allo stesso tempo con una stretta forte e sicura tra le sue, come a dire che si fidava di lui anche se non lo conosceva.
Entrando in casa con Antonello che spingeva la sedia a rotelle e la sorella al fianco destro sorrise, sicuro che l’avrebbe rivista, poi chiese: “cosa c’è per cena?”
Il giorno seguente Enrico tornò al parco accompagnato dalla sorella e si sistemarono al solito posto. Lui leggeva un quotidiano, lei parlava al telefono con un’ amica. Quando la comunicazione terminò portò il fratello a passeggiare e in quel momento videro Andrea e quasi stentarono a riconoscerla a causa del suo abbigliamento: il cappello era sparito e i suoi capelli erano raccolti con due trecce, portava un vestito azzurro e dei sandali ai piedi.
“come sei carina oggi.” Si complimentò Enrico.
“la mamma non vuole vedermi sempre sportiva, dice che le bambine devono usare i vestiti e le gonne per lo più. Io ogni volta mi sento ridicola” affermò.
“invece stai molto bene, sai? Sembri più grande.”
“davvero?”
Annuì “certamente. Non devi metterti problemi per questo.” Poi parlò come se stesse pensando al passato “per voi ragazzi è tutto più facile,qualsiasi cosa vi mettiate non sarete mai giudicati. Potete indossare tutto ciò che volete e fare ciò che più vi piace, è tutto lecito finché siete piccoli. Se fossi in te non mi preoccuperei di niente.”
“perché, per voi non è così? Pensavo che i grandi fossero più liberi.”
“spesso non è così mia cara amica, credimi. È triste, ma è come se la naturalezza di certi comportamenti fosse bandita. Un uomo, come una donna adulta, si vergogna persino di esprimere le proprie emozioni come se fosse un terribile delitto, invece è così bello lasciarsi andare: piangere e ridere, arrabbiarsi o gioire fa parte della vita, nonostante ciò le persone con dei sentimenti vengono giudicate molto di più di quelle inflessibili e dure.”
“come è possibile? Perché il mondo è così sbagliato?”
“vedi, secondo me il mondo è perfetto, sono le persone a rendere tutto difficile. Mi emoziono nel vedere voi bambini: il tramonto vi lascia a bocca aperta, vi deliziate con il profumo dei fiori, guardate estasiati il volo di una farfalla e amate la natura e gli animali. Purtroppo la maggior parte delle volte i grandi perdono questo spirito, pochi ricordano la loro infanzia e chiudono la porta alla spontaneità pensando che appartenga ad un gioco perduto. La verità è che ognuno cerca l’approvazione dell’altro mettendo in secondo piano quello che vuole. Per farti un esempio: se tutti facciamo le stesse cose alla fine diventiamo come dei robot prefabbricati, delle persone infelici perché gravate di un’ineluttabile destino e con nessuno che cambi la triste realtà. È talmente bello essere se stessi, è così importante la diversità, i momenti di scontro, di confronto e di crescita, il nostro sbaglio è che ci adattiamo a ciò che vorrebbero gli altri.”
“tutto questo è ingiusto, io non voglio diventare così. Come posso fare per non crescere?”
Le rivolse uno sguardo come fosse sua nipote “tutti diventiamo grandi, questa è una verità che mai potremmo cambiare o fermare, ricorda però di avere un posto nel cuore dedicato alla tua parte da bambina e a volte, quando sarai cresciuta, comportati come tale. Me lo prometti?”
“sì, lo prometto”
I giorni passavano e i due amici trascorrevano lunghi pomeriggi assieme, soprattutto Enrico era molto felice della sua compagnia: a volte le comprava il gelato, altre le portava da leggere i fumetti o l’accompagnava in libreria, sempre accompagnati dalla sorella o da Antonello. Si comportava come un nonno che vizia la sua nipotina, dato che lui non ne aveva.
Un pomeriggio le portò un aquilone e quando la vide glielo porse più soddisfatto di lei. Aveva raffigurata una fenice, l’animale leggendario che Andrea non aveva mai visto.
“conosci la sua storia?” chiese la sorella di Enrico alla bimba e lei scosse la testa.
“allora te la racconto” finì l’uomo “non c’è molto da sapere. È un uccello della grandezza di un’aquila e dalle ali rosse e dorate che bruciava da sé su di un rogo e poi rinasceva dalle proprie ceneri.”
“dunque non moriva mai?”
“proprio così. Ora basta con le leggende, è tempo di giocare.”
Cominciò a correre tirandoselo dietro, la punta era perfetta ed Enrico continuava a ripeterle di dargli più spago fino a che si librò in aria. Quando fu abbastanza in alto si fermò e lo guardò, il quadro era completo grazie ad un venticello provvidenziale che lo faceva ondeggiare dolcemente.
“scommetto che vorresti lasciarlo andare.” Indovinò lui.
Rimase sbigottita “come fai a saperlo?”
“vorresti stare con la testa all’insù per vedere fino a dove può arrivare, fino a quando non si vedrà più, poi chiederti se arriverà alle stelle o se s’impiglierà da qualche parte e fantasticare per questo. È la stessa cosa dei palloncini pieni d’elio, alla fine le generazioni cambiamo ma i bambini rimangono gli stessi.”
“quindi non ti offendi se lo faccio volare anche se me lo hai regalato?”
“assolutamente. E ora lascialo libero come un uccellino, ma prima esprimi un desiderio, chissà che si compi la magia.”
Così, lentamente, lasciò il filo che teneva legato l’aquilone e tenne lo sguardo fisso sulla fenice dorata che si perse nel cielo.
“vuoi sapere che ho desiderato?” chiese Andrea
“no, tienilo segreto altrimenti non si avvera.”
“non sai quante volte ne ho espresso uno eppure non è mai successo niente. In ogni caso farò come dici perché mi fido.”
Il giorno dopo Andrea non si presentò al parco, né quello dopo, né il successivo ancora. Ormai per Enrico incontrare la bambina era diventato un appuntamento importante che aspettava con gioia, quindi quando giorno dopo giorno non la vide più si preoccupò. Intanto decise di prolungare la vacanza per altre due settimane e la sorella fu entusiasta di poterlo avere ancora intorno, almeno lui e Antonello le facevano compagnia.
Il quinto giorno di assenza della sua piccola amica, una donna alta e snella si aggirava per i giardini alla ricerca di qualcosa o qualcuno, così Antonello le si avvicinò.
“posso aiutarla?”
“non credo” rispose e gli voltò le spalle.
Vengo qui quasi ogni giorno e conosco le persone che frequentano questi luoghi.”
Esitò, dopo un po’ però si convinse “cerco Enrico.”
Sorrise “mi segua” e poi “eccolo, è davanti ai suoi occhi.”
Lo guardò con un misto di pena e disapprovazione, fece per andarsene e finì “non è lui, io cerco un bambino dell’età di mia figlia.”
Fu allora che Enrico parlò “è la madre di Andrea.”
Il presentimento della donna si concretizzò e non ne fu affatto contenta. Un’ombra scura le passò davanti agli occhi pensando a come accidenti aveva fatto la figlia a dare confidenza ad un estraneo, benché tante volte le aveva ripetuto che non doveva farlo mai.
“delusa” domandò lui
“mi aspettavo un amico di Andrea, un bambino e poi non ridotto in questo stato! Scusi, intendevo…nel senso, lei è troppo grande per mettersi a parlare con una ragazzina.”
“ho capito cosa intendeva. Non pensavo fosse un delitto fare amicizia con chi frequenta questo posto, in ogni caso le posso assicurare che non sono un malintenzionato.” Dopo un po’ “so a cosa sta pensando: potrei essere pericoloso, potrei farle del male e magari sono pure pedofilo ma così non è. I bambini mi piacciono perché dicono in faccia quello che pensano, al contrario di lei. Posso leggere nei suoi occhi prima di tutto il disprezzo nei miei confronti, la pena (non compassione, pena)la paura che possa far del male ad Andrea e la tolleranza malcelata verso un handicappato. Ora si chiede come ho fatto a capirlo ed è alquanto turbata, ho conosciuto talmente tante persone in vita mia che ormai l’animo umano lo leggo come un libro aperto. È inutile che sia dispiaciuta per aver pensato a queste cose, lo fa solo per alleggerirsi dicendosi di avere un cuore, intanto i sentimenti che prova verso di me non muteranno tanto facilmente. Ho indovinato tutto?” durante la conversazione non aveva staccato un attimo gli occhi dai suoi e anche se lei aveva cercato di evitare quello sguardo, Enrico era riuscito comunque a capire.
La donna finse di non essere sorpresa, nel mentre però era scioccata “come si permette di parlarmi così? Chi si crede di essere? Sono arrivata sino a qui solo per dirle che Andrea non è potuta più venire perché ha l’influenza e voleva farglielo sapere, ma ora non è più importante perché da oggi le proibisco di avere qualsiasi contatto con lei. Quando arrivo a casa mi sentirà.”
“com’è dura. Perché ora si comporta così, solo perché ho detto la verità? Ho centrato nel segno e per sviarmi, per farmi credere che ho sbagliato se la prende con la bambina che non c’entra niente. Se crede d’intimorirmi si sbaglia.””basta così, ne ho avuto abbastanza delle sue offese.”
“offese? Io non ho offeso nessuno, è stata lei a farlo e io non me la sono nemmeno presa.” Parlava con una tale tranquillità ed una tale mitezza che fece adirare ancora di più la donna.
“è solo affar mio di come educo mia figlia, è chiaro? Ma perché sto perdendo tempo? Me ne vado.” Girò sui tacchi e camminò tanto velocemente che le pareva partecipasse ad una maratona.
“gente così non dovrebbe mai avere figli”affermò Antonello quando fu lontana.
“già, proprio così” rispose assorto guardandola allontanarsi.

La donna alta e snella tornò a casa convinta di dover fare un discorsetto ad Andrea, ma quando entrò nella sua cameretta e la vide dormire tutta la rabbia nei confronti di Enrico svanì di colpo. Gli misurò la febbre con il termometro frontale ed era ancora alta benché un po’ le fosse calata, 38.5 , quindi pagò la babysitter e sedette sull’unica seggiola della stanza. Con calma e soprattutto da sola rifletté sull’incontro appena avvenuto. Era stata veramente antipatica con quell’uomo, nonostante ciò la cosa che più l’aveva colpita era che sapeva perfettamente i suoi pensieri, dunque le cose erano due: o era telepatico o un indovino perché era impossibile capire esattamente, nel giusto momento, cosa le passasse per la testa. Dovette ammettere che le era parso proprio un brav’uomo e forse ne aveva viste tante e aveva sofferto talmente perché tutti lo avevano come aveva fatto lei poc’anzi, che ormai percepiva ad occhi chiusi i pensieri delle persone.
“certo che se tutti guardano in maniera torva colui che soffre, in modo diverso, i pensieri saranno prevedibili” pensò tra sé.
“mamma” chiamò Andrea appena aprì gli occhi.
“cosa c’è?”
“hai visto il mio amico Enrico? Lo hai informato che sto male?”
Sospirò “sì, ho fatto quello che mi hai chiesto.”
“è simpatico, vero?”
“certo, ma ne parliamo in un altro momento. Ora riposa.”
Andò a prepararsi un caffè e restò in cucina. “E ora come si fa a tornare indietro? Come spiegare ad Andrea l’accaduto? Ci rimarrebbe malissimo ed io mi sentirei un mostro. Non se lo merita. Che razza di madre è quella che fa soffrire la figlia? Ma mi riscatterò soprattutto per lei.” Poi preparò da mangiare.
Non era una cattiva madre, era solo una donna che si preoccupava per la figlia: chi poteva darle torto? Aveva sbagliato a giudicare Enrico, aveva pensato davvero brutte cose, ma avrebbe rimediato presto.

Antonello ed Enrico appena tornarono a casa pensarono alla piccola, il primo era più preoccupato dell’altro ed espresse chiaramente i suoi timori.
“mi sa che Andrea trascorrerà un brutto pomeriggio. Spero che sua madre non sia troppo dura.”
“non credo sia così” rispose l’amico sovrappensiero “vedi, con le parole ci ha fatto credere di essere una donna irremovibile ma con i fatti tutt’altro. Quando le ho parlato ho notato nei suoi occhi un’esitazione, non so se era la paura che io effettivamente potessi far del male alla bambina o se temesse di affrontarmi, inoltre ho visto il rancore nei miei confronti misto a pena. Sostanzialmente mi ha aggredito perché ho parlato per la maggior parte del tempo facendo il saputello, si stava difendendo dalle accuse e l’unico modo che ha trovato è stato alzare il tono di voce. Forse non ha avuto una buonissima prima impressione di me ma non pensava tutte quelle cose.”
“allora perché glielo hai fatto credere?”
“alcune, cose erano esatte, intendiamoci, però volevo stuzzicarla per capire qualcosa del suo carattere. Dicevo, ci sono altri due indizi che ho notato: batteva costantemente il piede a terra e si teneva il polso dove aveva l’orologio. Cercava di non guardare l’orario ma a volte si sollevava la manica, segno che aspettava il momento di tornare a casa dalla figlia. Pensava che la persona a cui doveva recapitare il messaggio fosse un bambino che non le avrebbe fatto perdere tempo, invece trattenendola ho mandato all’aria i suoi programmi e l’ho irritata, così ho potuto fare un quadro generale. Come tutte le madri si preoccupa per sua figlia ed è spaventata dalle brutte notizie che sente tutti i giorni al telegiornale, è una donna fragile però in pubblico fa quanto le è più possibile per non farlo notare e assume un’espressione grave aggredendo per paura così non viene attaccata. Hai visto il suo trucco? Era pesante, un’altra mossa ben congegnata per contribuire nel far credere agli altri la sua sicurezza che non è per niente salda. Come ultima cosa è vero che è un po’ restia a guardarmi in faccia perché sono disabile nonostante ciò non credo che sia totalmente intollerante verso di me, ma lei, come molte persone, non avendo mai avuto a che fare con chi si trova nella mia situazione non sa come comportarsi.”
“e tutto questo lo hai capito guardandola? Wow!”
“conosco bene le persone come lei, all’incirca si assomigliano tutte.”
“quindi non sgriderà Andrea?”
“non credo, al massimo le spiegherà i rischi che si corrono a fare amicizia con gli estranei, ripetendole all’infinito le sue paure e arriveranno ad un compromesso. Sono sicura che ora è accanto al suo letto a vegliarla e a pregare il buon Dio che guarisca al più presto perché è la sua bambina, un pezzo di cuore.”

Entro qualche giorno Andrea guarì con grande gioia della madre. Per lo più loro restavano sole visto che il marito era militare di carriera ed era costretto a restare per molto tempo fuori casa, in ogni caso la donna decise che era arrivato il momento di parlare con la figlia trovando le giuste parole.
“pochi giorni fa sono andata a parlare con Enrico, ma tu mica mi hai detto che è un uomo anziano, pensavo fosse un compagno di scuola. Perché non me ne hai parlato e come lo hai conosciuto?”
“Un po’ di tempo fa mentre giocavo con i miei amici e subito è stato molto gentile. Non ti ho detto niente perché pensavo che ti saresti arrabbiata.”
“mi sono sempre raccomandata di fare attenzione agli estranei. Non ti è passato per la testa che fosse pericoloso?”
“all’inizio sì, poi ho visto altre persone con lui, quindi ho pensato fossero apposto. Non sembrava così cattivo.”
“forse non lo è, ad ogni modo non lo conosci abbastanza per dirlo.”
La bambina si rattristò “mi stai dicendo che non ci posso più parlare?”
La donna ci pensò lungamente prima di rispondere. Se le avesse detto di no ci sarebbe rimasta troppo male, d’altra parte non poteva più vagare sola per il parco benché fosse sotto casa. Magari Enrico era affidabile, però chissà chi altro si aggirava per quei luoghi. Finalmente dopo un po’ parlò “ facciamo che la prossima volta ti accompagno, d’ora in avanti non uscirai sola. Non prenderla come una punizione, solo come un modo per stare assieme, ok?” sorrise per accentuare il fatto che non era un castigo.
“va bene mamma.”

Era domenica mattina ed Andrea e sua madre si svegliarono presto e si prepararono per andare a messa come tutte le settimane. Era un impegno che onoravano sempre, a parte quando c’erano problemi di salute, visto che sua mamma era una donna religiosa.
Dopo la funzione, visto che la giornata era calda e limpida, fecero una passeggiata allungando la strada per rientrare a casa, fino a che, alla fine, si trovarono di fronte al parco che per forza dovevano attraversare. La bambina fissò sua madre e lei, con tranquillità, prese per mano sua figlia e s’incamminarono pensando che a quell’ora doveva essere pressoché deserto, e invece al solito posto trovarono Enrico e l’amico.
“ciao Enrico” salutò la bambina.
La madre li guardò entrambi e non disse nulla, intanto anche Antonello si avvicinò “buongiorno signorina, come stai? Sei guarita finalmente.”
“sì, ora sto bene”
Antonello sorrise “ci sei mancata, sai?”
“anche voi”
“buongiorno signora” disse poi il ragazzo alla donna. Pure Enrico la salutò cordialmente.
“buongiorno” rispose pacatamente ma guardandoli di traverso. Aveva un’aria tremendamente seria.
Enrico diede un’occhiata al cielo mentre respirò a fondo una boccata d’aria. Lassù le nuvole candide sembravano riprodurre una scenetta apprezzabile e l’uomo sembrava godersela.
“oggi è una bella giornata” disse Antonello indirizzando lo sguardo nell’esatto punto dove stava guardando l’amico.
“già” annuì la donna
“noi ci siamo svegliate presto per andare in chiesa, quella dietro casa” annunciò la bambina
“anche noi ci siamo andati, in un’altra però. Sai la messa però è uguale in tutto e per tutto, l’unica distinzione è il parroco che l’ha celebrata.” Rispose Enrico poi sorrise “allora è per questo motivo che sei così elegante, principessa”
Andrea rispose con un timido “grazie” e Antonello riprese la parola “visto che è quasi ora di pranzo perché non andiamo a bere l’aperitivo?”
“mi dispiace ma dobbiamo andare, è tardi” tagliò corto la donna prendendo per mano la figlia
“è soltanto un drink, non si preoccupi. Le prenderemo solo cinque minuti.”
La bambina guardò la madre che disse: “se sono pochi minuti si può fare. C’è un bar qua dietro, è vicino.”
La donna alta e snella ed Enrico presero da bere, Antonello invece portò Andrea a scegliersi un gelato e ne prese uno pure lui.
Enrico bevve un sorso e cominciò a parlare “eccoci qua. Vuole cominciare scusandosi per come si è comportata l’altro giorno?”
Il suo sguardo fu glaciale “come sarebbe a dire? In questa storia io sono stata la parte lesa e devo anche scusarmi? Lei è un vero cafone!” fece per andarsene e l’uomo con la mano le prese il braccio.
“guardi che scherzavo! Si sieda e stia calma, per favore.” La donna pur non del tutto convinta fece come Enrico aveva detto, intanto lui continuò a parlare “piuttosto vorrei sapere: perché ha finto di essere scontrosa quando invece con Andrea è dolce e gentile?”
“prego?”
“ha capito bene. Vuole dare a vedere alla gene che non conosce di essere in un modo, ma si tradisce dai gesti involontari che il suo corpo produce.”
“quindi di tutte le parole che mi ha detto l’altro giorno si vuole rimangiare tutto?” chiese con aria interrogativa sulla faccia.
“quella sera bluffavo per studiarla, così sono riuscito ad arrivare alla mia conclusione.”
“è davvero sicuro di avermi inquadrato bene?”
Annuì “certamente. Come le ho già spiegato conosco bene le persone e capisco cosa pensano da un solo sguardo. Alcune cose che le avevo detto erano vere altre no, e vedendo la sua reazione le ho fatto il ritratto psichico.”
“qual è il verdetto?”
Nell’iniziale freddezza e distacco, nell’aggressività forzata e nell’odio che prova verso il mondo intero, si nascondono sentimenti contrastanti. In primo luogo leggo nel suo volto la fragilità di una donna, una bellissima donna, che spesso soffre in silenzio per non essere vista dai propri cari: è vero che piangere è una buona valvola di sfogo però la comunicazione, rendere partecipi gli altri delle cose belle o brutte che ci accadono nell’arco della giornata, è alla base di un solido rapporto, soprattutto nell’ambito familiare. Ho notato inoltre che cercava in tutti i modi di farmi credere di essere una madre dura e severa con Andrea, ma era solo una tattica per proteggerla. Si vede chiaramente quanto la ama, ed essendo apprensiva è iperprotettiva perché non vuole che le accada nulla di male. È una buona madre ed è per questo che ha cresciuto una brava bambina. C’è al mondo della gente che fa del male ai piccoli, persone qualunque che uno non sospetterebbe mai, anche madri e padri di famiglia, ed è per questo che bisogna stare attenti; io non sono uno di questi, glielo giuro, e se l’altro pomeriggio l’ho spaventata mi scusi. Volevo solo conoscere Andrea e diventare suo amico, tutto qua, ma la prego non mi odi e soprattutto non m’impedisca di vederla. Lei ogni volta mi porta l’allegria e la vitalità che per tanto tempo mi sono mancati.”
“questo, tutto quanto, lo ha dedotto al primo sguardo? Cos’è uno psicologo?”
“no, io ero un pittore, però ho conosciuto così tante persone che ora posso permettermi di capire i loro pensieri.”
Fece una pausa e guardò la sua bambina in quel momento così spensierata “a volte Andrea si sente sola” confidò senza distogliere lo sguardo “in famiglia intendo. Suo padre è militare, molto spesso fuori casa, e lei sa che con il suo lavoro fa del bene. Conosce la differenza tra giusto e sbagliato e, pur essendo piccola, capisce cos’è l’offesa, quando ne fa una e come può rimediare” si girò a guardare Enrico “non ha mai conosciuto i nonni e credo che sia questo che desideri da lei.
Non so se potrò mai fidarmi completamente di lei, di certo non ancora. Mi dia tempo per conoscerla, è l’unica cosa che chiedo. D’ora in avanti sarò sempre con la bambina, è evidente che le devo stare vicino, quindi se vuole incontrarla ci sarò anche io, Andrea lo sa perché ne abbiamo discusso, così non farò torto a nessuno.”
L’uomo tirò un sospiro di sollievo e alzando lo sguardo ringraziò mentalmente Dio. “sa, avevo pregato per questo. A me sta bene, non ho niente da nascondere e anche Andrea sarà contenta. Vedrà che questa conoscenza gioverà ad entrambi e ci insegnerà tanto.”

Andrea camminò più veloce della mamma quando in lontananza vide la sedia a rotelle di Enrico. Quel giorno era scuro e i nuvoloni grigi s’intensificavano sempre più, nonostante ciò la bambina era riuscita a convincere la madre ad uscire.
“ciao a tutti” salutò i due amici.
“ciao signorina” salutò Antonello regalandole un sorriso.
Intanto li raggiunse la madre.
“non riesce a starle dietro, eh?” le disse Enrico salutandola.
“sa come sono i ragazzi: sprizzano energia da tutti i pori. A volte io a malapena riesco ad alzarli dal letto.”
“come la capisco…”
Antonello aprì lo zaino “vieni qui Andrea, abbiamo una cosa da darti.”
Lei obbedì e rimase in attesa. Il ragazzo le porse un rettangolo e la bambina capì subito che era un libro.
“come mai un regalo?” chiese la donna sottovoce ad Enrico.
“era mio e mi fa piacere lasciarglielo, una buona lettura le farà bene.”
“non la starà viziando troppo? Se le fa troppi doni poi vorrà incontrarla solo per questo.”
“non si preoccupi, è tutto sotto controllo” finì
“il piccolo principe” lesse “e sopra che c’è scritto? Non riesco a leggere.”
“è il nome dell’autore, non occorre che lo scopra, non ancora. È difficile impararlo.” La rassicurò Antonello.
“grazie”
“perché intanto che il tempo tiene non andiamo a fare una passeggiata?” propose la donna alta e snella e i due uomini furono d’accordo.
La bambina e Antonello spingevano la sedia a rotelle, intanto la madre stava al fianco di Enrico.
Fu proprio Enrico che cominciò a parlare “i parchi di questa città sono molto belli: io, Antonello e mia sorella li abbiamo visitati tutti, solo che oltre a quelli i ragazzi non possono svagarsi in molti altri posti stando all’aria aperta, è per questo che spesso si rincitrulliscono davanti alla televisione o al computer. È vero, ora loro sono super impegnati con diversi hobby e sport, ma spesso questi sono imposti dai genitori che non lasciano che i figli si esprimano liberamente. Lei è parecchio comprensiva con Andrea, lo sto vedendo ogni giorno e questo fa molto bene a sua figlia, e a lei che allo stesso tempo impara molte cose.
Io le volevo chiedere: come fa ad essere tranquilla sapendo come è difficile crescere una bambina in una città tanto pericolosa che potrebbe far mutare la sua spensieratezza?”
“non è per niente facile, io e mio marito ne siamo coscienti. Spesso abbiamo pensato di trasferirci in campagna, ma poi per un motivo o per un altro il nostro desiderio non è mai andato in porto. L’importante è riuscire ad incuneare i giusti valori e comportarsi sempre coerentemente in base a ciò che liberamente le lasciamo fare e in ciò che la freniamo. Mia figlia ha degli orari da rispettare, non è come lei pensa: la televisione solo un’ora al pomeriggio e poi un po’ dopo cena, il computer non lo usa perché è troppo piccola, per il resto si occupa di studiare e giocare con gli amici. Nelle giornate non troppo fredde, soprattutto in primavera ed estate, facciamo dei picnic in un posto segreto. È un angolino speciale e non sembra neanche che faccia parte della città, anche se è un po’ fuorimano.
Parlò Andrea che ascoltava i loro discorsi “mamma, perché una volta non ci andiamo tutti insieme?”
“sarebbe una magnifica idea” ammise Antonello.
“bé, se anche lei Enrico è d’accordo si potrebbe fare un bel viaggetto per domenica prossima.” Pensò la donna alta e snella.
Ovviamente lui annuì.
“bene” disse Antonello “allora dobbiamo occuparci del pranzo e prendere il furgoncino.”
“non potete fare tutto voi, datemi un compito”
“eh no, non si può fare” obbiettò Enrico “lei ci fa questo bel regalo e noi organizziamo tutto.”
“come volete, però in cambio voglio una cosa da voi. Basta con questi formalismi, ora ci conosciamo da un po’ quindi diamoci del tu.”
“ottimo” esultò Antonello.
“questo mi sembra proprio il momento adatto!”
“l’unica cosa è che devi dirmi in quanti venite” continuò Antonello “viene tuo marito?”
“non credo”
“allora siamo in cinque?”
“sì. A che ora partiamo Andrea?” domandò Enrico.
“questo lo devi chiedere alla mamma.”
“qualsiasi ora va bene, però è meglio partire presto per goderci la giornata. Alle nove va bene a tutti?”
Così si diedero appuntamento per la domenica successiva.

Andrea fu molto impegnata quella settimana che quasi non ebbe tempo di guardare la tivù. Dopo lo studio a cui si dedicava per un paio d’ore cominciò a leggere quel suo libro che le era diventato tanto prezioso. Un giorno le venne in mente una bella idea: dato che Enrico e Antonello le avevano fatto tanti bei doni, anche lei ne avrebbe fatto uno a loro, un suo libro che tanto amava e che lei aveva letto una volta, ma spesso lo avevano fatto i suoi genitori. Era Pinocchio e ciò che non sapeva ancora è che non era solo una bella storia per bambini.
La ragazzina aspettava con entusiasmo il giorno della gita anche se le dispiaceva che il padre non poteva andare; siccome però era una bambina intelligente capiva e rispettava i suoi impegni.
Sabato sera andò a dormire presto e la mattina alle otto era pronta e scattante. Incitò la madre a muoversi anche se erano in anticipo e arrivarono all’appuntamento prima degli altri.
“felice di rivedervi belle donne! Oggi è una meravigliosa giornata per fare un picnic, non credete?” le salutò Enrico non appena arrivò.
Tutti si salutarono e la donna alta e snella annunciò “mi fa piacere vedere che l’entusiasmo è presente sin dal mattino!”
“sai cosa dico sempre io? Se cominci la giornata con un sorriso sarà così che si concluderà; saluta il mondo e gioisci del nuovo giorno in qualsiasi modo si presenti.”
“è molto bello quello che dici” affermò la donna “sei proprio un poeta, un saggio.”
Quasi arrossì “grazie ma non credo. Allora, ci mettiamo in viaggio?”
“aspettate” li fermò la bambina. Si avvicinò ad Enrico e chiamò accanto a sé Antonello “dato che mi fate sempre dei regali, ne ho anche io uno per voi. I miei genitori me lo leggevano quando ero piccola e per me è la cosa più cara che ho, ora però ci tengo che lo teniate voi.”
I due uomini ne furono entusiasti e la ringraziarono con un bacio sulla guancia.
Parlò la sorella di Enrico “ora possiamo prendere i posti. Antonello guiderà, la signora a fianco per mostrare l’itinerario, tutti gli altri, me compresa, siederanno dietro.”
“immagino che lei abbia cucinato!” indovinò la madre di Andrea.
“sì, ma mi hanno aiutato tanto anche i due ragazzi.”
“ok, io ho portato un dolce” glielo allungò “così può metterlo assieme alle altre vivande. Ora siamo veramente pronti per partire.”
Si misero in marcia, dopo circa un’ora e mezzo che erano in viaggio il paesaggio mutò di colpo. Si riempì di alberi e la natura si mostrò in tutto il suo splendore. Antonello fermò il furgone e fece scendere i passeggeri, sistemò Enrico sulla sua sedia e tutti insieme seguirono la donna alta e snella.
“lo accompagno io” si offrì la donna rivolta ad Antonello parlando di Enrico, quindi procedettero di qualche passo e si fermarono esterrefatti ammirando un meraviglioso fazzoletto verde pieno di fiori colorati.
“questo posto è spesso semideserto perché in pochi lo conoscono essendo fuori mano dalla città.”
“non so proprio cosa dire, questo posto mi lascia senza parole.” Ammise Enrico.
“è vero, ma sono sicura che dopo il viaggio siamo anche affamati” continuò la sorella di Enrico.
“giusto. Perché non facciamo uno spuntino prima di pranzo?” finì Antonello.
Quel posto era veramente magnifico. L’aria era limpida e il sole alzandosi nel cielo riscaldava sempre più la giornata, era stata proprio una buona idea andare là. Trovarono un angolino adatto, quindi stesero una coperta e sedettero per terra.
La mattina trascorse in un modo tranquillo e piacevole, poi al pomeriggio la sorella di Enrico, Antonello e Andrea fecero una passeggiata, e siccome Enrico non se la sentì la donna alta e snella si propose per restare a fargli compagnia. Cominciarono a parlare di svariate cose fino a quando si arrivò a toccare l’argomento matrimonio.
La donna alta e snella volle saperne di più del nuovo amico “scusa se m’intrometto in cose che non mi riguardano, ma perché vi siete lasciati?”
“a dir la verità è stata colpa sua, così un giorno mi ha dato il bel servito. Credo che si annoiasse anche se le nostre vite non erano poi monotone; io non ero una persona così ricca da condurre una vita come se l’era immaginata, fatta di shopping e tutto il resto. Voleva a tutti costi dimostrare qualcosa alle sue amiche, non ho mai capito cosa fosse. Io l’amavo e pur pensando tutt’oggi a lei con affetto credo di essermi liberato da un peso, quelle catene non mi opprimono più. A volte ero portato a credere che si vergognasse di me, aveva continui inviti a cena, lei sola però, le sue amiche poi non volevano mai mettere piede a casa nostra.” S’incupì un po’.
“non devi prendertela Enrico, lei non sa cosa si è persa, o forse ora ne è consapevole e si starà mangiando le mani per averti lasciato andare via. Sei una persona preziosa, credimi, pochi ce ne sono al mondo che hanno costante gioia e voglia di vivere. La cosa più bella della tua personalità è che niente ti tira giù di morale, sei proprio una forza della natura. Ha perso tutto quanto, credimi. Non risentirti di niente, non è stata colpa tua.”
“credo che il fatto di non aver avuto figli ci abbia allontanato parecchio, sognava una famiglia tanto numerosa…ma non ha mai preso in considerazione il fatto che sarebbe piaciuto tanto anche a me avere dei bambini. Ad ogni modo deve essere stato quello il motivo scatenante della rottura del nostro rapporto.”
“come una casa resta in piedi quando si tiene sopra solide fondamenta, così un rapporto è buono quando comincia nel migliore dei modi. C’è una cosa di cui sono convinta: siccome un legame si costituisce con due persone, se da parte di una di queste c’è anche il minimo dubbio stai sicuro che la storia avrà poche speranze di tenersi in piedi; magari non subito, ci vorrà del tempo, comunque presto o tardi le insicurezze prenderanno il sopravvento e basterà un nonnulla per spazzare via tutto ciò che faticosamente si è acquistato.”
Enrico alzò le spalle “non posso dirti se questo è vero, non lo so proprio, fatto sta che da quel giorno la mia vita è cambiata totalmente: ho una casa praticamente sul mare che non è particolarmente grande ma ci sta tutto ciò di cui ho bisogno per vivere una vita dignitosa: al mattino mi sveglio con il soave sciabordio delle onde e la sera mi addormento con l’odore della salsedine che si propaga per le stanze, posso gioire in qualsiasi momento del meraviglioso dono della natura e vedere albe e tramonti sempre diversi, ogni volta migliori, ed emozionarmi sempre con la stessa intensità, e per tutto questo sono in pace con me stesso e con il mondo.” I suoi occhi erano velati di lacrime, non solo viverle ma anche parlare di queste cose lo emozionava.
“sei un uomo coraggioso per provare questi sentimenti e ti ammiro. Sono contenta di conoscerti. Ora che mi hai aperto il cuore ho capito come sei e ti dico che non c’è più bisogno che venga ai tuoi incontri con Andrea.”
“grazie della fiducia ma mi farebbe molto piacere continuare a vederti e parlarti se lo vorrai.”
In quel momento arrivò Andrea e portò due mazzolini profumate margheritine bianche, uno per Enrico e l’altro per la madre. “Antonello mi ha promesso che un giorno mi insegna a fare delle coroncine” disse tutta concitata. “Di che stavate parlando?” intanto la sorella di Enrico sedette accanto al fratello.
Enrico guardò la donna alta e snella “stavo per chiedere a tua madre se per l’estate venite a trascorrere qualche giorno di vacanza da me al mare.”
Lei non rimase tanto sorpresa conoscendo un po’ il cuore generoso dell’uomo “devo consultare mio marito, in ogni caso credo che si possa fare.”
“porta anche lui se vuoi.”
Annuì “glielo domanderò. Grazie di cuore.”
La bambina era incontenibile da quanto ne gioì “non vedo l’ora che finisca la scuola. Ora vado che Antonello mi insegna a giocare a pallavolo.”
“un uomo dalle mille risorse Antonello” commentò la donna alta e snella e tutti e tre si misero a ridere.
A sera inoltrata tornarono a casa e la madre di Andrea invitò a cena “ve lo devo amici, per la splendida giornata trascorsa.”
Intanto Enrico diede la notizia che tra non molto sarebbero tornati nella casa al mare e lasciò l’indirizzo.
“volete il nostro numero di telefono?” chiese la ragazzina.
“no” rispose Antonello “noi non lo usiamo. Anche se è utile è un mezzo freddo e distaccato per comunicare. Aspettiamo le vostre lettere e assicuriamo una risposta veloce. Adoriamo scrivere, quindi lasciateci l’indirizzo.”
Come volete. Voi due proprio non vi smentite mai. Avrete presto nostre notizie e, se posso chiedere, vorrei mantenere i contatti anche con la signora, sorella di Enrico.”
“certamente.”
Finita la serata si salutarono con un abbraccio e un arrivederci.

L’amicizia si fece più intensa da quando cominciarono a scriversi. Enrico, che scriveva poche righe ma utilizzava sempre le parole giuste, quando si vedeva recapitare le lunghe lettere della piccola Andrea e quelle della madre, spediva a sua volta una cartolina con una frase, non c’era bisogno d’altro, ed era un consiglio che veniva seguito alla lettera. Le giornate trascorrevano serene sino a quando la scuola finì e i giorni che precedevano la vacanza al mare si contavano sulle dita di una mano. La bambina raccontava spesso al padre dei due amici e lui, come aveva fatto la moglie tempo prima, oltre a preoccuparsi fece il terzo grado alla moglie. E se fossero state due persone che volevano raggirarle per poi un giorno derubarle e ucciderle? Magari quell’uomo non era neanche malato!
“ora non esagerare con i voli di fantasia” aveva risposto lei “dovresti fidarti di più degli altri. Quei due uomini sono fantastici e hanno fatto tanto per nostra figlia, poi lo sai che non la metterei mai in pericolo.”
“hai ragione, è solo che mi dispiace per non poter venire con voi, di non conoscerli per potermi tranquillizzare, ad ogni modo mi fido del tuo giudizio. Ad Andrea farà bene allontanarsi dallo smog cittadino.” Poi “promettimi che quando sentirai che qualcosa non va mi chiamerai. Io accorrerò subito in vostro soccorso.”
“lo prometto” e lo baciò.

La sorella di Enrico e la donna alta e snella si erano messe d’accordo per raggiungere la casa di Enrico insieme, così dopo aver caricato la macchina partirono con un po’ di musica, ma era bassa e fungeva da sottofondo per permettere la comunicazione.
Enrico e Antonello erano fuori dal cancello ad aspettarle, e appena le tre donne arrivarono le raggiunsero con un sorriso luminoso “buongiorno amiche e benvenute nella nostra umile dimora.
“umile?” la donna alta e snella la guardò con ammirazione.
“non rimanete là impalate” esortò Antonello prendendo i borsoni “forza, vi accompagno a fare una visita guidata all’interno.” Ed assieme al suo amico le precedette.
La prima cosa che saltava agli occhi erano le vetrate, ogni stanza infatti ne era provvista ed era talmente ampia da occupare un’intera parete.
“com’è luminosa fratellino!” si congratulò la sorella di Enrico.
“La casa può essere il luogo in cui ci fermiamo a riposare, però dobbiamo ricordarci che la grande casa di tutti noi è il mondo dove viviamo. Non c’è niente di meglio che riposare e vivere in un ambiente fisico dove ogni giorno possiamo gioire della natura e di quel che di bello ci circonda.”
“è così coinvolgente il modo in cui prendi la vita” si complimentò la madre di Andrea “sei un poeta.”
“grazie.” Arrossì e cambiò argomento “ora vi mostro il mio immenso tesoro.” Arrivarono al soggiorno e si fermarono a contemplare i dipinti sul muro che in un’altra casa sarebbe stato occupato da quei mobili pieni di suppellettili privi di valore.
“chiunque potrebbe pensare che la casa è spoglia, arredata molto poco rispetto a come la si stiperebbe. Trovo che in questi colori ci sia racchiusa una vita tanto intensa in quanto vissuta interamente.” Ammise la mamma di Andrea, poi notò lo schizzo incompleto.
Antonello la seguì con lo sguardo “è per quello che si è ammalato. Era il suo preferito e non lo potrà finire mai più.” Si rammaricò.
“mi dispiace tanto”
Enrico li raggiunse “non voglio vedervi così a causa mia. È vero che ho perso l’uso delle gambe, però quel dipinto incompiuto mi serve da monito per ricordarmi che la vita non si è spezzata lì, su quel muro, nonostante tutto quello che è successo continua perché mi sono aggrappata a lei con tutto me stesso.”
“e non si può fare proprio più niente?” chiese la donna
“no, ormai questo è il mio destino e in fondo mi va bene anche così. se io avessi fatto una brutta caduta a quest’ora sarei morto.”
“non parlate così!” si arrabbiò Andrea che ora era dietro di loro “la morte mi fa venire i brividi…”
Si spostarono in veranda, intanto Enrico le domandò “cos’è che ti spaventa tanto?”
“non poter più vedere le persone a cui voglio bene.”
“coloro che amiamo non ci perdono con la morte, ma solo quando lui o lei si dimenticano di riservarci un posto nel loro cuore. Da lassù noi potremo sempre vegliarli e proteggerli.”
“quando non ci saremmo più dove andremmo?”
“in paradiso.”
La ragazzina rifletté “chissà com’è…se si sta bene…se si ha compagnia…”
“non potrò mai dirti con certezza com’ è perché non ci sono mai stato, nessuno lo può raccontare ma io sono quasi convinto che sia come la terra, un luogo composto da tante persone, soltanto che al contrario di qua si sta in pace e armonia; è un luogo immerso nel verde non deturpato dal cemento e lo smog che contraddistingue questo mondo terrestre; là gli animali non temono di essere cacciati, il lupo dorme con l’agnello, la volpe con le galline e non c’è bestiola grande o piccola che spaventi coloro che ci abitano; è un posto dove non esistono né ricchi né poveri, né miseria né sfarzo, ma i giudizi sulle persone vanno a seconda delle buone azioni commesse in vita: non ci sono guerre e la vita è giudicata per la sua importanza, non esistono differenze, ipocrisie, ingiustizie e scorrettezze ma solo gioia, amore e tanta serenità. Nessuno conta più di un altro ma tutti valgono nella loro semplicità per il Padre di tutti noi, Nostro Signore Gesù Cristo e per nostra madre Maria.”
“Deve essere davvero bello, allora dovrò impegnarmi per non aver paura”
“no piccola, non temere. Dio vuole solo il meglio per noi.”
“complimenti, bellissime parole. L’hai tranquillizzata.” Gli fu grata la madre.
“io credo veramente a quello che ho detto.”
Andrea si era veramente convinta delle parole dell’uomo ed era più serena, Enrico era consapevole della forza che scaturiva da quel che diceva ed era conscio dell’effetto che aveva sulla piccola.
Dopo questa piccola parentesi cominciò a tutti gli effetti la vacanza, ma sicuramente gli ospiti non potevano immaginare ciò che l’uomo aveva in mente; quando Enrico organizzava qualcosa si poteva essere certi che nessuno si sarebbe lamentato o annoiato.
Tutto cominciò il mattino successivo quando il padrone di casa diede un’unica regola: non imporsi limitazioni, quindi, perché avvenisse ciò che aveva previsto, confiscò gli orologi e li chiuse a chiave in un cassetto dicendo: “questi li rivedrete solo al momento della partenza, qua non ci sono orari e non si segue alcuna convenzione, le tappe della giornata dobbiamo stabilirle solo noi; questo sta a significare che se vogliamo potremmo alzarci all’una del pomeriggio.”
“e pranzare alle diciotto?” continuò la donna alta e snella
“certo. Perché, cosa c’è di strano in questo? In ogni caso, non avendo orari non dovremmo preoccuparci, quindi, anche se non volete, non potremo fare altrimenti. La città è così frenetica che non ci permette di vivere nella maniera più intensa possibile, e non intere ore ma solo attimi speciali. Come si dice la fretta è cattiva consigliera, e ciò vale per tutto quello che facciamo. E poi vi siete guardati? Siete pallidi, avete la pelle verde, ma io vi assicuro che respirando l’aria pulita e vivendo senza stress e preoccupazioni entro qualche giorno riacquisterete il vostro bel colorito roseo.”
La vacanza diede a tutti modo di rilassarsi, soprattutto alla madre di Andrea che aveva l’unico compito di buttare ogni tanto un’occhiata alla figlia , ma anche gli altri erano autorizzati a farlo. Mangiavano ovunque capitasse, a volte in veranda e altre in spiaggia, raramente dentro casa, facevano il bagno a tutte le ore e si divertivano moltissimo.
Andrea sentiva il padre ogni sera, ma lì non potendo usare il telefono cellulare (anche quello era stato vietato), lo chiamava dalla cabina telefonica quando poteva, e gli raccontava per filo e per segno ciò che faceva. L’uomo pensava sempre alle due donne della sua vita spesso provandone invidia, e siccome si sentiva solo si recò a trovarle; trovò l’indirizzo in un foglio accanto al telefono fisso, caricò una borsa e corse via dalla città. Fu una sorpresa per tutti, compresa moglie e figlia, quindi appena loro si avvicinarono dopo aver sentito il rumore del motore le abbracciò, poi andò a salutare Enrico. Gli strinse la mano, lo guardò e si sentì malissimo per ciò che aveva sempre pensato. Il suo sorriso era così amichevole e pacato, e capì che non sarebbe riuscito a far del male neanche ad una mosca.
“non resti sulla porta, venga dentro e si accomodi. È un vero piacere che sia venuto a trovarci, faccio mettere un coperto a tavola e poi prepariamo il letto.”
“veramente non sono venuto per restare…” disse impacciato
“suvvia, cosa avrà d’importante da fare ora che tutti sono in ferie? Sua figlia non vedeva l’ora di vederla, sperava venisse a trovarla e ora che è qui è al settimo cielo. Resti per un po’, lo faccia per lei.”
“se proprio insiste, sa, non vorrei disturbare.”
“sta scherzando? Ora che è qui anche lei la sua famiglia sarà ancora più felice, e poi tutti quanti la stavamo aspettando. Venga, le presento la mia di famiglia.” Continuò facendo un cenno con la testa “alle mie spalle c’è Antonello: oltre ad essere il mio migliore amico lui rappresenta le mie gambe, il mio supporto morale quando mi sento giù, ma la cosa più importante è che viaggiamo sulla stessa lunghezza d’onda, ci capiamo al volo; poi c’è mia sorella, l’unica persona della famiglia che mi è rimasta. Devo a lei se sono uscito dalla brutta situazione dopo l’incidente, ed è sempre merito suo avere qui Antonello.”
“qua è molto bello, io però non ho niente da mettermi”
“ha un costume?”
“bè, si”
“allora non ha bisogno di nient’altro.”
Rimase poco meno di una settimana e si accorse che quello che diceva la figlia non era un’utopia: c’erano veramente al mondo persone buone che si occupavano degli altri senza chiedere nulla in cambio.
Una volta, mentre giocavano a carte e bevevano un bicchiere di vino, gli chiese il perché del suo interessamento verso le sua moglie e sua figlia “la loro felicità è la mia” rispose semplicemente “le sue due donne sono straordinarie, e io avrei tanto voluto una famiglia così, ma non è stato possibile. Qualcosa nel rapporto coniugale tra me e la mia ex moglie è venuto a mancare, un qualche meccanismo si è rotto e non è stato proprio possibile riattivarlo; magari momentaneamente lo rimettevamo assieme, ma lei sa che quando un piatto è rotto può fare qualunque cosa per rimettere assieme i pezzi e ricomporlo, ma non tornerà mai perfetto com’era prima.” Pensò ai tempi lontani e un’ombra gli oscurò lo sguardo, pareva risentito, però poi rispose: “non dico che non mi manchi, perché non faccio altro che pensarci, ma il mio destino era stabilito in un altro modo e io non potevo sottrarmi.”
In quel momento l’uomo si aprì “signor Enrico, devo proprio scusarmi con lei. Quando mia moglie mi parlò di lei pensavo che non fosse normale che una persona s’interessasse a degli emeriti sconosciuti, il mondo a volte è così indifferente e gira la faccia verso chi chiede aiuto, io non me ne tiro fuori perché avendo avuto cattivi pensieri ho agito come la massa, ora invece ho capito che qualcuno ancora puro c’è ancora. La mia piccola sta imparando così tanto e io gliene sono grato, le fa bene scoprire il giusto valore delle cose per poi non commetterei nostri stessi errori.”
“questo complimento è così sincero che l’accetto volentieri.”
Antonello prese la parola “è un buon maestri e noi i suoi allievi, ma anche sua moglie ed Andrea sono a loro modo insegnanti, così come lei. Tutti noi abbiamo l’opportunità di dare nella stessa misura di quel che riceviamo, dobbiamo dare e ricevere per essere completi fino in fondo.”
Il padre di Andrea cambiò argomento: “ho notato il dipinto e non voglio farvi domande imbarazzanti, ho capito. Volevo solo dirvi che da ragazzo me la cavavo con l’arte della pittura, e…bè, se volete lo posso finire.”
Stavolta Antonello non intuì ciò che l’amico avrebbe risposto, era la prima volta che qualcuno si proponeva per terminare il dipinto dell’incidente. Enrico fece una pausa piena di significato, poi disse “ho voluto rappresentare situazioni diverse: il cielo blu cobalto con la luna piena e trapuntato di stelle, e il mare piatto, calmo, di un colore leggermente più tenue con delle micro onde che quando arrivano alla spiaggia sono già scomparse. In mezzo al mare c’è un faro, che non utilizza la sua luce per guidare le navi verso un porto sicuro, ma indirizza il suo bagliore verso il cielo e indica la strada a quegli uomini sicuri che non esistono i limiti.” Poi ammutolì. Non diede esito positivo o negativo alla domanda dell’uomo che aveva di fronte, ma lui diede due interpretazioni alle sue parole. Enrico gli aveva spiegato il dipinto perché aveva piacere che un giorno o l’altro lo terminasse, oppure voleva fargli capire quanto fosse complesso quindi scoraggiarlo e farlo desistere? Avrebbe dovuto trovare da solo la risposta.
Arrivò il giorno in cui il padre di Andrea doveva tornare a casa, quindi abbracciò le sue donne e salutò gli altri calorosamente. Enrico restò per ultimo, l’uomo gli si avvicinò dicendo: “ho pensato al murales e non sono sicuro di riprodurlo esattamente secondo il suo schema, perché ognuno ha dei disegni che la mente crea lasciando vagare la fantasia. Io non sono sicuro di dipingerlo come lei vorrebbe, tenendo conto di tutte le sfumature, però potrei provarci. Se vuole posso disegnarlo su un foglio poi valuterà, comunque non vorrei essere sfacciato e costringerla, ci tenevo solo che la parete non rimanesse vuota.”
“non ci sarà bisogno di vedere alcuno schizzo, è libero di venire a riprodurlo quando desidera.”
Antonello e la sorella di Enrico erano sbalorditi, è vero che nessuno aveva mai proposto una cosa del genere, in ogni caso pensavano sarebbe rimasta per sempre una questione irrisolta. Quando l’uomo fu partito Enrico disse: “non mi guardate così, il passato esiste perché ce lo dobbiamo lasciare alle spalle. Quando si tratta di qualcosa di doloroso è difficile da archiviare, ma in fondo è giusto così.”

Il tempo trascorre per tutti, e anche quello delle vacanze per Andrea e sua madre finì. Si dispiacquero tanto ma promisero di tornare al più presto.
Successivamente Andrea sentì il tempo trascorrere troppo velocemente e il cuore le disse che capitava qualcosa di strano, non sapeva né cosa né perché, ma si sentiva sempre all’erta. Intanto il padre cominciò il dipinto, e solo dopo parecchi mesi riuscì a completarlo e fece la felicità di Enrico.
Intanto il tempo galoppava come un cavallo imbizzarrito difficile da domare, così passarono le stagioni e i mesi, finché un giorno d’autunno Antonello arrivò nella loro città accompagnato solo dalla sorella di Enrico. Le avvisarono che dovevano parlare e s’incontrarono.
Andrea non scorderà mai quel giorno: il vento era freddo e ululava e lei era coperta dalla testa ai piedi. Sembrava che gli alberi si lamentavano per la perdita delle foglie secche, e quei lamenti avevano lasciato quell’angolo di mondo semideserto. “è l’ora della catastrofe” disse tra sé “non so come, ma sento che qualcosa non va.”
Antonello sembrava un automa e la donna al suo fianco, con le borse sotto gli occhi, uno zombie. L’uomo si avvicinò alla bambina “ciao piccola” disse piano, poi la prese per mano e la condusse nella panchina più vicina. Le diede un bacio su una guancia “questo è da parte mia” e uno sull’altra “e questo è da parte di Enrico.”
“perché non è con voi? Cosa gli è successo? So già che non saranno buone notizie” sbuffò
“non so come dirtelo cara. Ricordi la volta che ti parlo del paradiso?” aveva cercato per tutto il tempo le parole da poterle dire, cercando di girarci attorno il più possibile. Andrea però era una ragazzina troppo sveglia.
“è morto?” urlò con il cuore in gola, e quelle parole echeggiarono per l’intero parco.
Nel momento in cui l’amico annuì con le lacrime agli occhi, scoppiò in un pianto a dirotto.
“perché?” chiese tra i singhiozzi “mi aveva promesso che non mi avrebbe mai lasciata.”
“lo so, aveva detto le stesse cose a me, ma sai cos’altro ha detto? Di non piangere. Ascolta signorina: ricordati del suo bel paradiso fatto di tanta bontà e amore, dove tutti si ritrovano e vivono per sempre a fianco dei genitori che aveva avuto. Ricorda i prati e i fiumi incontaminati, senza il mondo di cemento che lo opprime, e ricorda che esistono solo i buoni sentimenti e tanta felicità. Rammenti tutto questo?”
“sì”
“ora lui è lì felice e noi non lo dobbiamo compiangere, dobbiamo amare la vita come ha fatto lui e non temere per il suo destino.”
Intanto anche le due donne piangevano: era stato uno shock per la sorella come lo era adesso per la donna alta e snella.
“come è successo?” chiese poi quest’ultima
“è morto nel sonno e non ha sofferto. L’ho trovato sorridente, era come se lo sapesse, non so.”
“lui sapeva tutto, sempre.” Parlò la sorella.
“è davvero felice?” chiese ancora la bambina.
“certo tesoro” rispose la madre “ora più che mai. Non è più sulla sedia a rotelle e vive con la sua famiglia.”
Rimasero in silenzio senza sapere più che dire, nessuno si vergognava di mostrare i suoi sentimenti e con la mente andavano ai bei momenti trascorsi, poi il giovane uomo riprese: “quasi dimenticavo: ha lasciato la sua casa a tutti noi affinché possiamo vivere assieme come una grande famiglia.”
La donna alta e snella annuì, poi si avvicinò al ragazzo e abbracciandolo disse: “mi dispiace tanto” scoppiò in singhiozzi che cercava di soffocare, la sua armatura era caduta grazie ad una persona straordinaria di nome Enrico, e questo non lo avrebbe mai scordato.
“pure a me”.
“per quanto riguarda la casa ovviamente ci dobbiamo pensare.” Continuò la donna quando si fu staccata, ma era palese che tutti avevano già le risposte.
La sera non ci mise molto a calare e con lei il buio. Antonello smorzò la tensione generale “sì, è giusto prendersi del tempo per decidere. Ora abbiamo bisogno di tempo e prima di tutto pensare alla perdita del nostro amato amico, tutto l’altro verrà in seguito. Voglio solo dire una cosa che reputo importante: Enrico ci ha uniti permettendoci di essere amici, e grazie a lui saremmo una famiglia a tutti gli effetti per sempre.”
“sì, è così, e per questo vivrà dentro di noi.” Finì la donna alta e snella.

Pian piano le loro vite ripresero a scorrere con lo stesso ritmo di sempre, ma con in più la consapevolezza di aver diritto a un futuro migliore che potevano avere solo se lo volevano.
In inverno tutti rimasero nelle loro case, persino Antonello non ce la fece a star lì da solo e visse con la sorella di Enrico, ma in estate, nella calda estate cittadina, si riunivano e trascorrevano delle magnifiche vacanze non vivendo all’ombra di Enrico ma avendolo accanto costantemente, tanto che parve che non se ne fosse mai andato. Era quello che aveva sempre desiderato e da lassù li guardava, essendo la stella più brillante dell’intero firmamento.

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