Oggi mi ritrovo a scrivere la recensione di un libro particolare, diverso dal solito, così come è particolare – in senso positivo – la persona che lo ha scritto. Libro e Autore vanno sempre di pari passo, certo; in questo caso, però, l’Autrice vive attraverso i suoi racconti, riga dopo riga possiamo sentirla respirare, ridere, fumare una sigaretta, camminare. Un passo leggero, piccoli piedi nel sottobosco del cuore.
Ma andiamo con ordine.
Il mondo dell’altrove” (Marco del Bucchia Editore, 2015) di Sabrina Biancu, che potete acquistare e visualizzare qui, è una raccolta di cinque racconti racchiusi in una cornice composta da prologo ed epilogo, in cui un bambino, nella prima parte terrorizzato e in lacrime in una stanza buia, ascolta le storie narrate da una “voce” che cerca di calmarlo, sussurrandogli i misteri delle vite di Tea, Desideria, Ivan e dei tanti altri personaggi che popolano l’immaginazione dell’Autrice.
Prima di addentrarmi nella recensione vera e propria, però, ci tengo a premettere un paio di cose.
1. A breve ho intenzione di promuovere, sul blog, possibilmente d’accordo con una casa editrice che ho intenzione di contattare a breve, una sezione che possa fare da “vetrina” per gli autori esordienti o semi-esordienti che, secondo me, hanno talento e, quindi, il diritto di venire pubblicizzati il più possibile. Naturalmente le mie opinioni non sono oro colato, ma credo di comportarmi in maniera corretta accettando di leggere opere di esordienti in maniera totalmente gratuita e senza nessun tipo di vincolo, in circa un mese (ma dipende dai miei impegni). Prima di scrivere la recensione sul blog (richiesta che soddisfo solo se la mia valutazione dell’opera è positiva: non mi piace parlare negativamente di un libro, piuttosto preferisco parlarne privatamente con l’Autore), ne parlo con l’Autore, per segnalare eventuali errori, difetti ma anche pregi dell’opera.
2. Sabrina, come altri prima di lei hanno fatto e come tanti – troppi – fanno ancora, è stata vittima, con il suo primo libro (non si tratta di quello che sto recensendo), di un errore involontario (aveva scambiato una Casa Editrice a pagamento, che è Il Male, con una di print on demand) che l’ha portata a pagare migliaia di euro per la gola, naturale per qualunque Autore, di vedere pubblicate le proprie opere a qualunque costo. Spesso pensiamo che le nostre opere cambieranno il mondo, che la gente ne abbia bisogno, che diamine, ma… non sempre è così. Forse non siamo così indispensabili, oppure abbiamo davvero un talento mostruoso, ma se è così, questo verrà notato, in un modo o nell’altro. E io posso dirvi che, a prescindere da qualche errore e difetto causati più che altro da un cattivo editing, Sabrina ha talento, specialmente come tessitrice di trame brevi.
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In tutti e cinque i racconti, infatti, si rintraccia un filo conduttore: quello della capacità di Sabrina di tenere il lettore per mano, facendosela stringere di rimando. Certo, si tratta di racconti fantastici – anzi, di fiabe – con una morale esplicita: i personaggi vogliono insegnare qualcosa al bambino del racconto-cornice e, per estensione, al lettore. Non tutti i lettori vogliono imparare qualcosa leggendo, questo è chiaro. Però, posso dirvi che, una volta iniziata la lettura di queste fiabe, non è facile distaccarsene. Non tanto per lo stile in cui sono state scritte, ma per ilcuore con cui sono state scritte. Nulla è superfluo: pochi personaggi, tutti funzionali alla storia, poche situazioni che esauriscono perfettamente ogni fiaba, senza eccessi e senza pretese.

In un certo senso, secondo me questo libro è l’esatto contrario – e qui verrò lapidata pubblicamente, ma pazienza, la mia libertà di espressione mi farà da corazza – di opere famose come, ad esempio, quelle firmate Alessandro Baricco, spesso prive di una vera e propria trama ma rese appetibili (non per me) da un utilizzo pindarico di virtuosismi lessicali. Ma un paroliere non è uno scrittore, per quello che mi riguarda. Così come un potatore creativo di aiuole non è Madre Natura.
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In definitiva, ci sono errori di battitura, punteggiatura e lessicali, in questo testo? Sì. Non posso negarlo. Non sono molti, ma la punteggiatura presenta diverse carenze, soprattutto nel discorsi diretto. Di ciò è ben al corrente anche l’Autrice, che se ne dispiace; in fondo, però, non è tutta colpa sua. Non voglio parlare male di questa Casa Editrice, sia chiaro: non è nel mio interesse. Però, in maniera del tutto imparziale, posso dirvi che una Casa Editrice che operi in maniera seria e nell’interesse dell’Autore e dell’Opera farà sempre passare il libro sotto un’attenta sessione di editing. O due. O tre. O dieci, se necessario. Una casa si chiama “editrice” proprio perché edita i manoscritti, d’accordo con l’autore, per massimizzarne le potenzialità di pubblicazione e diffusione. A stampare un dattiloscritto ci vuole poco; anche una copisteria o tipografia può farlo (si chiama self-publishing) e non per questo si fa chiamare Casa Editrice, i cui compiti sono leggere il manoscritto, valutarlo, fare editing, pubblicare il libro concluso e revisionato, occuparsi della diffusione, distribuzione e promozione dell’Opera – sempregratuitamente e sempre d’accordo con l’Autore. Poi, ci sono mille contratti con mille clausole e deroghe, ma firmarli e accettarli sta ai singoli Autori.

Per concludere: se state cercando un testo formalmente perfetto, privo di errori di battitura e/o punteggiatura, lasciate perdere.
Se invece cercate delle fiabe che racchiudono una morale, con tutti gli stilemi del genere; se desiderate sentirvi cambiati e migliorati dopo averle lette; se a voi non piace il foie gras ma vi sentite appagati da un franco e onesto brodo di pollo, allora leggetelo. Perché questo è un libro nutriente, caldo e semplice.
Perché Sabrina, con la sua umiltà e dolcezza, vi attenderà al varco del suo mondo – un mondo della porta accanto, popolato di fiori malvagi, stelle che sacrificano la propria vita per gli umani e fonti guaritrici.
Il mondo, appunto, dell’altrove.
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