Incipit:

In un angolo buio della stanza un bambino, rannicchiato su se stesso, con le ginocchia appoggiate al petto e il viso nascosto dalle braccia, singhiozzava e tremava.

Il mondo dell’altrove, Sabrina Biancu
Marco Del Bucchia Editore

 

Stile di scrittura: acerbo
Complessità dei personaggi: media

 

La mia lettura
Ho ricevuto la mail con il racconto in allegato il 10 di aprile, il che vuol dire, se i parametri della matematica non sono opinabili, che Sabrina Biancu ha dovuto attendere ben tre mesi prima che io iniziassi a leggere e valutare il suo lavoro.
Badate però che in tutto questo tempo mi sono ben guardata dal cedere alla tentazione di curiosare fra le varie recensioni che fioccavano in giro: una cosa a cui tengo e a cui non sono disposta a rinunciare quando incomincio un nuovo libro è la possibilità unica e irripetibile di avere un’impressione che sia mia, personale e autentica.
Mi sono quindi accostata alle prime pagine con tutto il candore e la golosità di una bambina, pronta ad accogliere tutto quello che avrei trovato, e a misurarlo attentamente passo passo.
Ecco, ora sono pronta a svelarvelo: cosa si nasconde nel Mondo dell’Altrove?
Una delle cose che ho apprezzato di più di questo libro è la sua struttura narrativa, che può leggersi in due sensi: cinque diversi racconti autoconclusivi, a sé stanti, ognuno con i suoi personaggi e il suo mondo, o un racconto unico, come perle di un’unica collana, un viaggio fantastico attraverso il quale il lettore si affaccia sulle finestre di un luogo, anzi di più luoghi, che non sono qui, ma altrove, ma dov’è dunque questo Altrove? E, prima ancora, cos’è? Un luogo tra il sonno e la veglia? Utopia? Miraggio? Sterile fantasia?
Per scoprirlo, come in tutte le storie, dobbiamo partire dall’inizio.
Questa storia inizia con il buio e il freddo, con la paura che ogni individuo porta con sé, come una bizzarra e pesante eredità, sin dalla nascita, quella di vivere. C’è un bambino e c’è una voce. Angelo custode, coscienza, Dio, non è importante quale sia il suo nome, la voce conduce il bambino, e noi con lui, tra il grigiore e l’indifferenza di un mondo in cui le persone hanno dimenticato come si fa a guardarsi negli occhi, abbagliati dalle seduzioni delle apparenze, dalla fredda e distaccata logica del denaro, che ci rende soli, ciechi, bruti e brutti, persone che hanno disimparato come stare insieme, come dare la speranza anche solo con un pasto caldo, che se vanno in giro, indaffarate, ma senza un vero impegno, uno scopo.
Passeggiamo fra grandi città e villaggi sperduti, posti fantastici o verosimili, ma sin da subito appare chiaro quale sia il luogo che all’autrice interessa realmente visitare: il cuore umano.
Ne viene fuori un’opera semplice, senza troppe pretese, adatta ai lettori di ogni età e abbastanza genuina nelle piccole morali che ogni storia racchiude in sé, come un cioccolatino fondente dal cuore di caramello, un linguaggio perfettamente chiaro e accessibile, sebbene forse un po’ compassato e ridondante, soprattutto nei primi due racconti. Dovendo poi essere critica a tutti gli effetti, io credo che un libro di questo tipo avrebbe avuto bisogno innanzitutto di un impatto visivo più forte, avrei visto bene qualche illustrazione fra le pagine o anche solo delle vignette ad accompagnare i titoli dei racconti.
Ma il fatto è che il vero tocco di stile e originalità c’è, ed è nel racconto La rosa bianca, in cui, grazie anche ad una scrittura snella e accattivante e a un buon ritmo narrativo, trovano posto magnificamente tutti quei temi che nelle altre storie non riescono ad assumere una forma così vivida e convincente. Qui c’è tutto: c’è la solitudine di Elia, c’è Desideria ingannata dalla bellezza esteriore, c’è Irina che sacrifica il suo posto in cielo in un gesto d’amore puro e disinteressato. E c’è di più, molto di più, ed è questo il bello: l’intelligenza del cuore di un bambino che riesce a sradicare la mediocrità degli adulti, e ridà speranza e vita ad una donna che credeva di non meritare più di vivere.
E dove arriveremo alla fine del viaggio? Cosa farà quel bambino sperduto, dopo che anche l’ultima finestra si sarà chiusa sul suo Altrove?
È proprio qui che si chiude la storia, con il suo segreto più profondo: qui, su questa terra, questo condominio che ci siamo trovati ad abitare per caso, è qui che ognuno di noi ha il dovere di portare un po’ del suo Altrove.

Traendo le dovute conclusioni, personalmente io vedo questo racconto come un esperimento ancora un po’ acerbo e goffo, tuttavia resta il fatto che il potenziale c’è ed è buono. Spero davvero che Sabrina Biancu riesca a scoprire come sfruttarlo.

Parole nuove: /

Se fosse musica: Rapsodia in blu di George Gershwin. Ecco, sto pensando proprio alla versione Disney, in Fantasia 2000  

Il giudizio di BP: Guarda e passa

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