Copertina-Il-mondo-dellaltrove
Ecco. E’ sabato. Sabato e io mi prendo il tempo di scrivervi di questo libro. Questo libro che ho letto martedì, per 3/5, sul Tagliamento, dopo un bel 50km di bici grattugiapalle e un’ora e mezza di ronfata under the sole, che ora son color del cioccolato al latte.
E a un certo punto, mentre leggevo, ho capito una cosa.
Che bisogna essere più buoni.
E’ un discorso lungo, e la prendo comoda, perché è sabato mattina, e sono rimasto addormentato – che poi per me rimanere addormentato vuol dire svegliarmi alla 7.30 anziché alle 6 – e quindi tanto vale che non corra.
E allora vi dico una cosa simpatica. Una cosa che non mi era mai capitata. E cioè questa.
Quando recensisco i libri dell’underground letterario, non sempre trovo tante immagini della copertina. Qualche volta, anzi, devo allungare il braccio, tirare il libro nello scanner, e scannarlo, cercando di farlo gridare il meno possibile.
Ecco, invece, con questo, provate a mettere“Il mondo dell’altrove” su google e a cliccare immagini.
Ecco… decine e decine di copertine!
Ma cats! Come hai fatto Sabrina!? Hai amici dalle parti di Google? No perché okay, mica è un titolo così icastico, Il mondo dell’altrove, anzi… pensavo che mi uscissero chissà quali altre cose etc. E invece…
Comunque, sì, non è certo di questo che intendevo con il prenderla larga, però è una cosa strana.
Dicevo, è sabato, ascolto il primo James Blake che non l’avevo mai ascoltato, e il gatto nero solito mi dorme di fianco, sul tappetino mouse, che non uso più, da quando lo usa lui. E una rottura di ciglioni, questo gatto. Che poi ne ho due, ma è uno solo che proprio non riesce a starmi lontano. Anzi, ora ve li faccio vedere, ché ieri eran qua a guardare Rio con me ed erano fotogenici.
Ma nemmeno del gatto, vi volevo parlare, ma del libro di Sabrina Biancu.
Che poi, io non so come ha fatto, ma è riuscita a ricordarsi di richiedermi di leggerlo, e io, in effetti, contrariamente a quando succede da 2-3 anni a questa parte, questa estate ho davvero ricominciato a leggere un po’, soprattutto se son libri piccoli.
E questo di Sabrina Biancu è un libro piccolo, tipo cinque racconti, che però ve lo dico subito, non sono racconti, ma sono fiabe, o almeno a metà strada, e quindi è come fiabe moderne che li dovete cogliere. Fiabe moderne brevi, ché son 108 pagine, e davvero, a volerlo, in meno di un paio d’ore e poco più d’una lo leggete. Io ci metto di più, ovvio, ché sono di quelli con la pigrizia curiosa in cuore e mi faccio distrarre da ogni cosa. Tipo adesso, che sono andato a controllare se l’insalata che ho seminato dalla tartaruga sta crescendo, e no, non cresce, porca miseria, ma quanto ci mette a crescere dell’insalata?! Ah, a proposito di bestie, devo andare a vedere del coniglio nuovo che ci è nato, nero con le zampette bianche che pare abbia i calzini… vado e torno! Tanto sto riguardando la sfilata e sono quasi arrivato a dove ero ieri, la Spagna.
E niente, è ora di andare ché è già mezzogiorno, e finirò dopo, e vabbè, perdo tempo in tutti i modi… 😀
E son tornato. Sicchè, torniamo al libro. Anzi, torniamo a martedì scorso, che l’ho finito. Avevo già letto i primi due racconti, e mi era scappato pure di dirlo alla Sabrina, che c’era un sacco di ammmore, dentro. Ed è così. Ci sono i buoni sentimenti, in questi cinque racconti, non vi dovete aspettare cattiverie,o meglio, non vi dovete aspettare che se ci sono, delle cattiverie, dei lati oscuri, ecco, non vi dovete aspettare che vincano o prevalgano.
E lo sapete anche che io sono un cattivo dentro, scrivo d’horror e inquietudini, pur non sopportando la cattiveria, e quindi spesso non mi trovo a mio agio dove i buoni sentimenti abbondano… soprattutto sul secondo racconto, dove arriva il classico angelo custode, potrebbe essere che non amo molto la storia, se usiamo la classica figura custode un po’ birbante che deve fare del bene per riabilitarsi.
Ecco… poi, mentre leggevo la terza storia, emi rendevo conto via via come dietro alla positività delle vicende, ci sia una positività delle intenzioni, della persona, della volontà di dare un messaggio, un messaggio bello, forse non sempre originale, ma onesto.
Ecco… la cosa dell’onestà, nella scrittura, è una cosa che non saprei spiegare, ma che so di saper riconoscere, ed è importante, quando leggi un esordiente, perché è ciò che lo salva e può portarlo a migliorare, a scrivere cose migliori. Ecco… e proprio mentre ero lì, sul Tagliamento, a sonnecchiare, e leggere, e mi son detto: ma meno male! Meno male che c’è ancora gente che è piena di buoni sentimenti! E che diamine… non se ne può più di cattiveria, di gente che è lì, che ammazzerebbe ucciderebbe ecc e vorrebbe tutti morti per i motivi più sciocchi. E’ pieno di razzisti fascisti animalisti fondamentalisti complottisti qualunquisti e altre cose in isti che sono pronti a compre le peggio azioni, le peggio cattiverie. E allora, mi son detto, non è bello che ci sia qualcuno che con tanta semplicità scrive delle fiabe moderne dove trionfano i sentimenti opposti?
Sì.
Anche perché ci sono un paio di difetti che vanno detti, non sono uno che tace, lo sapete. Ma sono difetti che si possono perdonare, anche se per motivi diversi.
Il primo, perché non è una colpa dell’autrice, ma di qualcun altro.
Ci sono alcuni spazi che mancano, alcuni spazi di troppo, qualche errore di battitura e anche qualche erroruccio di grammatica, tipo un affianco al posto di a fianco, un associale al posto di asociale e cose così. Sciocchezzuole? Sì, però un editore che pubblica un libro dovrebbe vederle queste cose, e pare abbastanza chiare che l’editore non l’ha proprio letto, e se lo ha fatto ho molti dubbi sulla sua capacità di editare o se non altro di usare il correttore automatico di word, ecco. E insomma… andrebbe fatto.
Il secondo difetto invece è perdonabile perché è normale che sia così, ovvero una certa ingenuità nello stile, dove molte volte si cade sulla frase fatta o sulla espressione comune, ed è una cosa abbastanza normale, in chi deve ancora farsi le ossa. E se poi tenete presente che siamo di fronte a delle fiabe moderne, con un linguaggio che vuole raccontare storie semplici e farlo con un linguaggio semplice, ecco, allora anche questo non è un vero e proprio difetto.
Detto questo, quattro parole sulle storie, che male non fa.
Nella prima, Nico soccorre Elia, che è finito sulla strada, ha perso moglie (e figli, anche se di quelli pare fregarsene, o per lo meno, non li cita mai) e anche la voglia di vivere, o almeno di farlo in modo positivo. Nico no, è l’opposto, nonostante paia non aver avuto una vita facile. Poi, tra i due, presente e futuro si mescolano, in modo inaspettato, e non è male.
Nel secondo, Rosy e l’anatroccolo, la piccola Rosy incontra un anatroccolo che le parla telepaticamente.
Nel terzo, una misteriosa donna di nome Tea vive isolata in una casa e quasi soggiogata dalle rose, che le parlano e non sono molto buone… questo ha un buon elemento fantastico, e il mistero del figlio morto, non è male.
Poi c’è lo spirito della fonte, che diventa più fiabesco, e racconta di un’amicizia che diventa amore, e va oltre l’aspetto fisico e la sfortuna.
E infine, quello che ho preferito, e forse il meglio riuscito, se prendiamo per buona l’idea che siano fiabe moderne, è La piccola stellina, di nome Irina, che se ne sta su un balcone di una ragazza che soffre per amore, e non è che una stella può stare lì, a curiosare cosa fanno gli uomini, non senza pagare un prezzo, per lo meno.
C’è una malinconia accennata, in tutti i racconti, ma poi c’è un senso di giustizia, che arriva a scioglierla, e non l’ho trovata, alla fine, una brutta cosa. E insomma… dai, okay, io dico basta così, che devo uscire a cena, e ci ho messo tutta la giornata, alla fine, tra una cosa e l’altra, a scrivere di questo librettino. E grazie Sabrina che hai aspettato di regalarmelo.
E adesso, e per le prossime settimane… Olimpiadi!
Come dite? Volete vedere il coniglio coi calzini? E va bene, dai, vi accontento 🙂
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